Scuola e precariato, Italia “non degno di uno Stato membro dell’Unione europea”. Per l’AnDDL si persevera nell’errore di non assumere i precari

La richiesta dell’Associazione Nazionale Docenti per i Diritti dei Lavoratori: “abilitare chi ha 3×180 giorni di servizio e prevedere un piano di assunzione di tutti i precari che lavorano da 36 mesi”

Napoli, 5 aprile – “E’ stato un incontro improduttivo quello che si è tenuto ieri al Ministero dell’Istruzione con il sottosegretario on. Vito De Filippo e con i dirigenti del Ministero”. Questo il commento del professore Pasquale Vespa, presidente dell’Associazione Nazionale Docenti per i Diritti dei Lavoratori all’indomani dell’incontro al Miur. “Sentirsi dire che il parere formulato dalla Commissione cultura della Camera sullo schema di decreto n.377 che regola il transitorio, la selezione e l’immissione in ruolo dei precari di seconda e terza fascia sarà vincolante per il Governo il quale potrà solo accettare o respingere in toto il lavoro fatto dalla Commissione, senza poter riformulare una proposta alternativa per dare una giusta risposta ai lavoratori precari, ha reso inutile l’incontro. Prendere o lasciare? Se questi sono i termini diciamo un netto e deciso NO alla proposta della Commissione Cultura e alla già scritta decisione del Governo. In realtà non è così, il Governo ha la possibilità di accogliere il parere come di rispedirlo al mittente operando scelte diverse. Diciamo piuttosto che non si ha la volontà politica di chiudere con il precariato fatto da decine di migliaia di lavoratori che, con 36 mesi e più di esperienza alle spalle, devono essere assunti. Senza altri tentennamenti!”.

“E non siamo solo noi dell’Associazione Nazionale Docenti per i Diritti dei Lavoratori a pensarla così” dice il presidente Vespa. Il Governo italiano dovrà presentarsi al Parlamento Europeo con delle motivazioni convincenti sulla mancata soluzione del precariato lavorativo: a stabilirlo è stata Cecilia Wikström, Presidente della Commissione per le Petizioni del Parlamento Europeo, al termine del confronto tra le parti interessate, svolto in questi  giorni presso l’European Parliament, sulla mancata adozione della Direttiva Ue 1999/70/CE sulla stabilizzazione del personale pubblico con 36 mesi di servizio svolto (solo nella scuola si contano circa 100mila precari in questa situazione). Le parole usate da Cecilia Wikström riferite all’abuso di contratti a termine nella Pubblica Amministrazione sono forti: quello dell’Italia è un comportamento “non degno di uno Stato membro dell’Unione europea”.

“E i dati parlano chiaro – commenta il professor Vespa -. I numeri riportati dal Miur ci dicono che sono stati 100 mila i precari in servizio lo scorso anno scolastico e addirittura 126 mila in servizio quest’anno. Un chiaro ed inequivocabile fallimento della riforma che ci si ostina a chiamare ‘Buona Scuola’.”

“Inoltre vogliamo ricordare il fallimento dei concorsi in Italia. Un esempio fra tutti. L’USR Campania ha annullato la graduatoria relativa alla classe di concorso A47 pubblicata in data 5 settembre 2016. A seguito di richiesta di accesso agli atti, si sono scoperte delle criticità nell’associazione dei candidati ai codici generati dalla piattaforma CINECA, e che la Commissione giudicatrice ha preso atto che il sistema informatico ha erroneamente associato, in alcuni casi, il candidato al proprio elaborato. Risultato? Concorso annullato.”

“In pratica chi sta lavorando da anni nella scuola pubblica senza abilitazione, domani continuerà ad entrare nelle aule senza il titolo che ha di fatto conseguito sul campo, e chi è stato già selezionato dovrà giocarsi il lavoro con un altro percorso ad ostacoli”.

“La soluzione è semplice ma non la si vuole adottare. Abilitare chi ha 3×180 giorni di servizio e prevedere un piano di assunzione di tutti i colleghi che lavorano già da anni. Se il Governo non correggerà subito il tiro – termina la nota dell’Associazione Nazionale Docenti per i Diritti dei Lavoratori -, quando in Italia esploderà la bomba sociale di migliaia di lavoratori esodati perché espulsi dal farraginoso percorso di reclutamento previsto dalla riforma, questa classe politica dovrà rendere conto delle proprie scelte al Paese. Confidiamo nel Governo e nel Ministro Valeria Fedeli affinché adottino le indicazioni che provengono dall’Europa o apriremo un nuovo contenzioso presso la Corte europea dei Diritti umani”.

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