#VentiRighe – Di qualunquismo in qualunquismo

L’irriverenza molto poco civile e in nulla corretta è patrimonio quasi esclusivo dei pentastellati e si può scommettere, alimentata in subordine dal loro “capintesta”, il comico genovese del “vaff…”

Non né esente il cosiddetto e forse dismesso direttorio, titolare di insulti oltre i limiti della decenza. Per non far nomi, il vicepresidente della Camera, entrato in parlamento con una ridicola manciata di voti che avrebbe portato al suicidio politico qualunque altro candidato. Per non far nomi il televisivo Di Battista. Sentitelo: “Renzi è ipocrita borioso, Gentiloni ipocrita silenzioso. Rottamatori? Impostori di democrazia”.

In confidenza, l’insulto, messo a confronto con il turpiloquio di altri momenti pronunciati nella casa istituzionale del Parlamento sembrano perfino peccati veniali. Se hanno uguale valenza, rispetto a contumelie più rozze e volgari è perché esemplificano il disprezzo dei 5Stelle per gli avversari politici.

L’autostima del Movimento telecomandato da Casaleggio, erede del padre guru, è incrollabile e con un colpo di spugna prova a cancellare la sequenza di fallimenti amministrativi, fortunatamente pochi, dove è dovuto passare dalle parole ai fatti: malgoverno nei comuni amministrati, scandali per i falsi delle firme sulle liste di loro candidati, conflitti di interesse, espulsioni che ricordano regimi dispotici, aspiranti a governare città sostenuti da una ventina di voti on line, l’esodo di adepti indignati per le deroghe dalla democrazia interna e da ultimo lo scandalo della candidata a sindaca di Genova, eletta democraticamente e disconosciuta dal “comico” a favore di una sua protetta.

Ma la pochezza della truppa 5Stelle oltrepassa ogni confine del lecito con la designazione a premier di Di Maio e della sua accertata incompatibilità con i congiuntivi, nell’ipotesi di una presa di possesso di Palazzo Chigi del movimento. Sull’anomalia italiana che concede impensabili consensi al populismo pentastellato non fa ombra neppure l’infelice scelta dei romani di affidare la capitale a un’incompetente traffichina su cui indaga la Procura e che in tanti mesi non ha prodotto uno straccio di iniziativa per liberare la città dalle sue patologie.

C’è che il fenomeno della politica strillata e qualunquista non è nuovo per il Paese. Negli anni quaranta del secolo scorso ebbe notorietà e consensi Guglielmo Giannini, padre del movimento che non a caso chiamò Fronte dell’Uomo Qualunque”. Il furbo commediografo intuì che il Paese, in uscita dal disastro della guerra, era allo sbando e politicamente depresso per l’incertezza del futuro. Per la fortuna degli italiani fu un fuoco di paglia, spento dalla coscienza collettiva di dover costruire l’edifico della democrazia e le fondamenta per la rinascita economica e politica del Paese dopo l’infausto ventennio fascista.

In questa stagione di caos politico, non solo nazionale, l’incognita sui tempi di declino del populismo 5Stelle è di difficile previsione. Il rebus del futuro delle coalizioni di sinistra, centro e destra è materia per iper specialisti, per politologi con virtù divinatorie e offre linfa vitale agli improvvisati della politica su cui specula il furbo opportunismo del comico genovese. Assisteremo davvero allo scempio dell’Italia nelle mani degli scalmanati e politicamente disattrezzati 5Stelle? La domanda è in particolare per quel che resta della sinistra, dei suoi frammenti litigiosi, del sabotaggio dell’unità che un tempo l’ha fece grande.

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