Un grande Napoli batte la Lazio per 3 a 0, con autorità e personalità

Tra “sportologhi”, addetti ai lavori, tele e radio cronisti, circola e si diffonde a trecentosessanta gradi la voce sulla dimensione europea del Napoli e la vox populi conferma

Allora deve essere vero, Sarri ha messo su il più bel gioco del calcio che è dato vedere sul terreno verde continentale. Devono averne consapevolezza gli azzurri e pur considerando la fatica di gestire la partita ad alto livello, sembra che oltretutto si divertano. Lo esemplifica l’ordito della sequenza fitta di passaggi a centrocampo che irretisce gli avversari, quasi li mortifica, certamente li scoraggia. Nel leggendario conflitto gatto-topo, gli azzurri sovvertono il ruolo di vincitore e vinto dysneiano: ha la meglio il gatto, e gli scambi a centrocampo degli azzurri diventano prima o poi il prologo  per affondo che stordiscono anche i più ostici dispositivi di difesa. Se poi il “nemico” cade in un momento di deconcentrazione non ha  scampo.

Che il Napoli non avesse progettato alternative ai tre punti si è capito dai primi minuti. Che Simone Inzaghi si fosse illuso di fermare la macchina da gol azzurra con la super prudenza di un 3/5/1 non era un mistero alla vigilia del match. Il “gatto” Napoli ha risposto con la pazienza dei forti, la solita Sarriata della difesa molto alta e il lavoro inimitabile di Hamsik, mente e motore dell’armata azzurra. In linea con lo strepitoso 62 percento, media del possesso palla, è affanno laziale il tentativo di tenere lontano il trio di  tenori azzurri  dalla porta difesa da Strakosha. Gli uomini di Inzaghi hanno pagato la fatica fisica e non meno lo stress mentale speso nella prima mezz’ora e intorno a quel tempo, era il minuto ventisei, un gioiello della collezione Sarri li ha puniti. Fulminea azione sull’asse Jorginnho-Mertens, taglio oltre la linea di difesa della Lazio di Hamsik, cross perfetto e, si può immaginare anche a occhi chiusi, sul lancio teso, preciso, si è proiettato Callejon, il rapace di tante incursioni simili. Uno a zero, bandiere al vento del tifo azzurro, numeroso al seguito degli azzurri.

A un minuto dal 45° Insigne sbaglia l’impossibile, solo a tu per tu con Strakosha, ma l’appuntamento con il gol solo rimandato. II giovane Inzaghi prova a cambiare assetto e chi ha frequentazione con il calcio si chiede: perché tiene fuori un uomo squadra qual è Keita, numero uno della sua formazione? Lo spagnolo di adozione mette scompiglio nel sistema di protezione della porta di Reina e la Lazio è sfortunata in un paio di incursioni. Niente di più, perché gli azzurri hanno imparato a gestire il vantaggio, ma soprattutto perché l’ansia di rimettere in sesto il risultato porta i romani a scompaginare il famigerato 3/5/1/. Concedere spazio a questo Napoli equivale a un suicidio calcistico. Al sesto minuto della ripresa un’azione corale veloce, ubriacante, è conclusa dal genio di Insihene che anticipa un’uscita fuori tempo di Strakosha e con la suola dello scarpino mette al sicuro il risultato. 2 a 0. Sarri manda in campo energie vergini e tante voglia di farsi largo nella formazione titolare: Zielinski per Callejon, poi Rog per il superlatiivo Hamsik e Milik per Mertens. Allan giganteggia, in casa Lazio in molti denunciano stanchezza e consapevolezza di manifesta inferiorità. Il Napoli gestisce con grande personalità quanto resta fino al novantanovesimo (4 i minuti extra time) e chiude in bellezza con il meritatissimo uno-due di del nazionale napoletano. Milik-Zielinski-Insigne, tre a zero e tifosi azzurri in delirio.

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