#VentiRighe – Achtung! Volano falchi sul mondo

In cima alla pericolosa piramide è salito con le complicità di mezza America l’incredibile guitto della politica Usa Donald Trump

C’è nell’aria una pericolosa vocazione al dispotismo tirannico e sembra espandersi in lungo e in largo in questo esordio del terzo millennio che vede farsi largo a spallate soggetti che dopo la tragedia del nazifascismo la democrazia mondiale ha sperato di spedire in fondo al pozzo nero della disumanità.

Individuare il culmine della stirpe di candidati alla tirannide è alla portata di quanti hanno occhi per vedere e orecchie per sentire. In cima alla pericolosa piramide è salito con le complicità di mezza America l’incredibile guitto della politica Usa Donald Trump. C’è da augurarsi che l’altra metà degli Stati Uniti se acquisisce ha consapevolezza del guaio in cui si è cacciato il Paese, indaghi e scopra un buon motivo per l’impeachment del tycoon, prima che metta a rischio la convivenza dei popoli. I campanelli d’allarme non mancano e dovrebbero scuotere le coscienze di quanti hanno viva l’ideologia della pace.

La Siria nasconde armi chimiche, il letale gas nervino? E se ne possiede, l’ha impiegato, come sostiene strumentalmente Trump per legittimare il lancio di micidiali missili, non concordato con le Nazioni Unite e neppure con i partner occidentali che hanno applaudito la decisione unilaterale? A cosa sarebbe servito il repulisti americano delle riserve di armi chimiche distrutte a suo tempo nell’oceano? Anche la storia recente ha i suoi cicli.

Gli americani affermarono che il regime di Sadam Hussein nascondeva arsenali di armi chimiche e nonostante la smentita degli inviati Onu invasero l’Iraq con la potenza dei suoi ineguagliati mezzi militari. Identica libertà di usare le armi ha indotto al raid in Siria. Trump non ha intenzione di fermarsi. Scherzano con  il fuoco i falchi americani che lo hanno insediato alla Casa Bianca per dare continuità a situazioni internazionali che sfociano nella guerra e continuano ad arricchire produttori e trafficanti di armi. Più difficile è capire la convenienza del mondo occidentale, ma non solo, che ha  condiviso la pioggia di missili Usa sulla Siria.

L’attenzione si è poi pericolosamente spostata sulla Corea del Nord. Gli Stati Uniti e suoi alleati dotati di armi nucleari, Israele è capofila di questo schieramento, hanno minacciano ritorsioni contro gli esperimenti atomici messi in essere da Pyongyang, ma a Trump minacciare non basta e ha indicato la rotta  alla sua flotta di guerra perché proceda in formazione nel mare prossimo alla Corea.

Kim Jong-un, fanatico leader di quel Paese non tarda a reagire e minaccia a sua volta   azioni belliche in risposta. Un suo portavoce amplifica l’atteggiamento aggressivo del presidente e avverte che la Corea è pronta a difendersi con la “potente forza delle armi” contro le “mosse sconsiderate di Washington”. Aggiunge che le mosse bellicose degli Stati Uniti, come si voleva dimostrare, giustificano l’incremento di armamenti operato dal suo Paese. “Siamo pronti alla guerra”, conclude.

Se tutto questo non bastasse a spaventare il mondo, il braccio di ferro Usa-Russia accende un altro spot sulle probabilità che tensioni e comportamenti aggressivi, minacce e aspre contrapposizioni, mettano la fine ai settanta anno di pace garantiti in Europa dalla nascita dell’Unione.

In tema di dispotismo, è arrivato alla mascella di Grillo l’uppercut sferrato dal tribunale genovese che ha accolto il ricorso della Cassimatis, eletta on line candidata sindaca del capoluogo ligure e disconosciuta dal “comico” 5Stelle perché “sgradita”. Bravo davvero il fondatore del Movimento: il simbolo pentastellato, così dispone il tribunale, spetta alla Cassimatis, lui glielo vieta, ma non può affidarlo al suo candidato senza contraddire la sentenza del tribunale. Risultato? Il Movimento sarebbe escluso dal voto per il sindaco di Genova.

A guardia abbassata il rischio di prendere un altro cazzotto è prevedibile e ci pensa il capitano dei carabinieri indagato per aver falsato la verità sui rapporti di Tiziano Renzi, padre di Matteo con l’affare Consip.  Il “comico” è così esposto a un secondo flop, commentato dall’ex premier con un “Vergognati” che intende rimarcare lo sciacallaggio politico del “comico”.

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