Napoli 1, Inter 0: barra a dritta, direzione Champions

Inter annichilita, incapace di controbattere, fluidità, pressing alto impeccabile, difesa autorevole

Per gli esigenti c’è sempre qualcosa da recriminare e anche la strameritata scorreria napoletana di San Siro fa storcere il naso agli irriducibili che sono montati in cattedra al fischio finale del signor Rocchi, arbitro irreprensibile, con l’eccezione di una respinta con il braccio arbitro di un interista in barriera, che un interprete ance modesto del fiscalismo arbitrale, avrebbe punito dagli undici metri, chance quasi certa di andare sul rassicurante due a zero. A motivare le perplessità degli ipercritici, la solitudine dell’unico gol degli azzurri (minuto 43, a un niente dall’intervallo), perché nato da un’incredibile idiozia calcistica di Nagatomo che nell’illusione di spazzare via un pallone vagante nell’area piccola di Handanovic ha servito  un assist invitante al rapace Callejon, in agguato permanente.

Il fattaccio, del giapponese, tradotto in riflessioni postume, dice che con i tre folletti in azzurro, sostenuti dalla personalità di Hamsik e dal talento in alternanza di Jorginho e Diawara, nessun avversario può distrarsi e che la tela del ragno tessuta da Sarri, è vicina alla perfezione, gestita con la pazienza dei grandi fino agli affondi del “triello” per dirla alla Frizzi dell’ “Eredità”. Tutto vero, ma un solo e fortunoso gol. Si poteva fare di più con questa Inter inconsistente, ma nel consuntivo si devono aggiungere gli addendi di gol sfiorati di un niente, un palo e tre, quattro opportunità di gol sprecati.

Perché non accontentarsi? Il primo tempo del Napoli dovrebbe finire in un Dvd pedagogico per allievi calciatori e allenatori per insegnare come si costruisce la superiorità in campo. Inter annichilita, incapace di controbattere, fluidità, pressing alto impeccabile, difesa autorevole (vuoi vedere che Sarri ha emendato anche questo reparto da precedenti distrazioni?) Insigne ispirato e l’imprendibile Mertens a spaventare Medel & C. Azzurri meno tonici in the second time ma autoritari a sufficienza per sventare minacce del nemico.

In  questo Napoli, che se il campionato vivesse solo del girone di ritorno cucirebbe lo scudetto sulle maglie, sono in proficua competizione eccellenze storiche e inedite. Hamsik ha prestazioni esemplari da anni, sempre in crescendo, quelle di Allan e Jorginho sono presenze di grande affidamento e si integrano a meraviglia energie nuove, i Diawara, Zielinski, Strinic, Milik e Rog. L’intercambiabilità non comporta scompensi. Su tutto eccelle il genio di Lorenzino Insigne, piedi e testa super, simbolo della compattezza del gruppo che Sarri che scende in campo per vincere e divertire.

Hanno avuto ragione i cinquemila supporter degli azzurri che li seguono nelle trasferte e specialmente in questa di Milano, che in coincidenza con la sconfitta della Roma nel derby, proietta il Napoli a un solo punto dall’aggancio al secondo posto in classifica e spalanca le porte della Champions senza preliminari.  Obiettivo difficile, non  impossibile. Quanto resta del calendario è teoricamente favorevole al Napoli, ma basterà all’agognato sorpasso dei giallorossi? Signor Sarri, una preghiera: cancelli dagli schemi che recitano a memoria gli azzurri il lancio di cinquanta metri che al via dell’incontro Koulibaly spedisce in direzione Callejon. E’ da sempre una consegna a domicilio per la difesa avversaria, perché persistere?

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