#VentiRighe – L’omaggio di San Luca al boss dei boss

Dove sono, chi li aiuta, li protegge e consente latitanze di anni, in casi limite di decenni?

Le difficoltà di catturare latitanti pericolosi sono esplicite nell’elenco (cento ricercati) della direzione centrale della polizia criminale. Fino a ieri includeva Giuseppe Giorgi, ritenuto un “mammasantissima” delle cosche mafiose. L’hanno catturato i carabinieri. Non in Sudamerica o in un’isola sperduta del Pacifico, ma nell’angusto nascondiglio di casa, nel palazzo di sua proprietà. Le congratulazioni all’arma che lo ha scovato sono giustificate, ma rimane un dubbio: mafiosi e camorristi hanno scelto più volte di nascondersi in meandri ben camuffati delle loro abitazioni: come mai chi ha ricercato Giorgi per la bellezza di ventitré anni non ha scoperto il nascondiglio, per quanto difficile da individuare?

Sono stati due gli scenari dell’arresto, suscettibili di qualche considerazione. Il boss è venuto via dalla casa in manette, tra due ali di carabinieri. Era impossibile impedire a parenti, amici e affiliati di avvicinarlo con gesti di affetto da sottoposti e di baciargli la mano, come fosse un venerando prelato, la statua di un santo?  “u Capra”, così è noto Giorgi, è accusato di associazione mafiosa, traffico di droga e ricercato in Europa di omicidio per la strage di Duisburg, in Germania. Di “attenzioni” per la gente di San Luca deve averne avute in abbondanza a giudicare dalle manifestazioni di rispetto tributate mentre i carabinieri lo portavano via.

Prodromi del camorrista, il guappo di quartiere colmava la latitanza delle istituzioni, fino ad amministrare la giustizia e a governare le comunità. Mafia, camorra e ’Ndrangheta hanno clonato il sistema per spadroneggiare nei territori sottomessi e creato una rete illimitata di complicità omertosa, ripagata con l’arruolamento di affiliati, denaro alle famiglie, perfino posti di lavoro. Nessuna meraviglia se i capi bastone qual è Giorgi sono riconosciuti come benefattori.

San Luca non è nuovo a manifestazioni di devozione ai mafiosi. Nel 2009 la squadra di calcio locale ha giocato con il lutto al braccio per la morte di Antonio Pelle detto “Gambazza”, capo della ’ndrangheta e a Reggio Calabria, dove fu arrestato il boss Giovanni Tegano, all’esterno della questura si riunì una folla di fan al grido di “E’ un uomo di pace”. E sono noti gli episodi di processioni fermate davanti alle abitazioni di boss per rendergli omaggio con l’“inchino” della statua di santi e madonne.

I carabinieri che hanno scovato Giorgi in un stretto cunicolo del cammino di casa, hanno esultato, a ragione. La speranza è che riescano a mettere le manette ad altri latitanti. In libertà ci sono ancora il famigerato Matteo Messima Denaro, ricercato da ventitré anni e Giovanni Molisi, di Cosa Nostra, il camorrista Marco Di Lauro, Rocco Morabito, ‘Ndranghetista, Attilio Cubeddu dell’anonima sequestri. Latitante è il pluriomicida Igor, il serbo, che impegna mille uomini per una caccia all’uomo finora senza esito.

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