Legge elettorale, continuano i lavori della commissione Affari Costituzionali. Via le pluricandidature

I capilista bloccati restano perché non ci saranno le preferenze, ma la precedenza per ottenere i seggi l’avranno i vincitori dei collegi uninominali

Roma, 4 giugno – Procedono senza sosta i lavori in commissione Affari Costituzionali per mettere a punto il testo della nuova legge elettorale. Regge per ora l’intesa tra Pd, M5s, FI e Lega, anche se è tutto in divenire e potrebbero non mancare i colpi di scena. Si sta cercando di lavorare per evitare profili di incostituzionalità e parziali passi in avanti (non bastano senza l’introduzione del voto disgiunto, ndr) sono stati fatti. I capilista bloccati restano perché non ci saranno le preferenze, ma la precedenza per ottenere i seggi l’avranno i vincitori dei collegi uninominali. Eliminate le pluricandidature: ci si potrà candidare solo in un collegio uninominale e in un listino bloccato, non in tre come nella prima stesura del testo. Ridotto il numero dei collegi uninominali, che passano da 303 a 225.

L’emendamento già approvato a firma di Alan Ferrari (Pd), che prevede il taglio dei collegi uninominali, farà in modo che ad avere la precedenza nell’elezione al Parlamento siano in vincitori nella parte uninominale, mentre dal listino bloccato saranno selezionati 2-6 nomi. A favore dell’emendamento di Ferrari hanno votato Pd, Movimento 5 Stelle, Forza Italia e Lega Nord. Hanno votato contro Articolo 1-Mdp, Alternativa Popolare, i centristi dei Civici e Innovatori e di Democrazia Solidale-Centro Democratico, i fittiani di Direzione Italia e gli ex M5s di Alternativa Libera. Le opposizioni sostengono che, rispetto al 1993, anno in cui i collegi sono stati disegnati a margine dell’approvazione del Mattarellum, sono cambiate le dimensioni demografiche dei vari collegi.

Per una eliminazione vera dei capilista bloccati dovrebbero essere introdotte le preferenze, come aveva proposto Mdp. Questa proposta è stata respinta. Quella per le preferenze è una battaglia che a parole sembra essere condivisa dal M5s, che tuttavia al momento vi ha abdicato per trovare un compromesso politico e non far saltare l’accordo con Pd e Fi, contrari alla proposta. Alfredo D’Attorre di Mdp aveva presentato un emendamento per l’introduzione del voto disgiunto, bocciata da Pd, FI e pentastellati. D’Attorre, rivolgendosi in commissione al Cinque Stelle Danilo Toninelli, ha affermato: “Si ribaltano convinzioni portate avanti da sempre, anche con severi giudizi nei confronti di chi non la pensa allo stesso modo. I Cinquestelle sono evidentemente scesi dal piedistallo e assistono o silenti e imbarazzati o conniventi”. Toninelli ha replicato che “nel merito il M5s è a favore del voto disgiunto, ma si deve tenere conto anche dei motivi politici. Sottolineo inoltre che il voto disgiunto è perfetto per il sistema tedesco che è diverso dall’assetto italiano. Si potrebbe infatti verificare il caso che un candidato vincente nell’uninominale non entri”.

I lavori in commissione Affari Costituzionali andranno avanti fino alle ore 22 di questa sera, così il testo dovrebbe poter arrivare in Aula il 6 giugno, come previsto da calendario.

Lascia un commento