Polemica contro la categoria dei docenti, a farla un giornalista sportivo ex portavoce di De Luca

Imbattersi in post scritti male e commentati peggio, incappare in strafalcioni grammaticali è ormai consuetudine sui social, Facebook in testa. Leggere post che inneggiano all’odio razziale, alla violenza gratuita, pure. Tutti scrittori, tutti commentatori, tutti giornalisti, tutti professoroni

Oggi la chicca è un’altra. A fare “notizia” il vuoto pneumatico nel modo di “ragionare” del giornalista televisivo salernitano, nonché commentatore sportivo ed ex portavoce di Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania.

Parliamo di un tale Peppe Iannicelli che si scaglia contro un’intera categoria di lavoratori con un post qualunquista e senza alcun fondamento nella logica e nelle informazioni che tenta maldestramente di dare.

Ma veniamo al punto. Cosa scrive Iannicelli su Facebook tanto da meritare gli onori della cronaca social? Ecco la perla di saggezza che il giornalista si affanna poi a definire nei vari commenti una “provocazione”:

IN BOCCA AL LUPO, RAGAZZI E LEGGETE BENE LE TRACCIE DELLA PROVA D’ITALIANO

Quattro mesi di ferie pagate, nessun controllo serio sulla docenza ed il profitto degli studenti, scuola sotto casa o apriti cielo. Professori ignoranti. Facciano loro l’esame di maturità e si mettano a studiare perché la stragrande maggioranza l’esame non lo superasse (o supererebbe???)” (vai al link).

Queste affermazioni per lanciare un post pubblicato sul suo blog del quale omettiamo di inserire il link per evitare pubblicità gratuita e immeritata.

Ecco cosa si legge nel blog: “Maturità traccie sbagliate. Professori più ciucci studenti. Una recente selezione d’ammissione alla cattedra ha fatto esclamare alla sconsolata commissione che la maggior parte dei candidati non fosse in grado di leggere e scrivere, figuriamoci capire, l’italiano. Le traccie sono la cartina al tornasole di questa situazione indecente nella quale chiunque provi a metter mano per metter ordine finisce per esser stroncato“.

Il riferimento con cui etichetta tutto in maiuscolo il post è certamente lo strafalcione grammaticale dei fornitori di contenuti (e non certo di un docente come confermato dal ministero, ndr) del Ministero della Pubblica Istruzione. Ma l’inaccettabile attacco-provocazione ai docenti come si giustifica?

Quattro mesi di ferie pagate non le ha nessuno. Forse il brillante comunicatore social si riferisce ai docenti precari? Ebbene che costui  sappia che, in tal caso, si viene licenziati a giugno per essere riassunti – se si è fortunati – ad ottobre!

Scuola sotto casa? Migliaia di docenti sono stati calpestati da un algoritmo – pagato a peso d’oro dal Miur e scritto male dai softwaristi – che li ha spediti a centinaia di chilometri da casa. E avevano tutto il diritto di rimanere nella propria città. Chi aveva punteggio elevato è stato trasferito, chi basso è rimasto a casa.

Le tracce d’esame sono predisposte dal Miur, se non sono state di suo gradimento, il brillante giornalista chieda lumi alla nostra Ministra Fedeli ma non insulti la categoria.

Vista la pochezza della presunta provocazione, viene da chiedersi se l’errore nel tempo del verbo usato nella chiosa finale sia davvero un errore artatamente voluto o ignoranza profonda.

Non mi risulta che la categoria dei giornalisti brilli molto per onestà intellettuale visto che nella battaglia che conduco in qualità di presidente dell’Associazione Nazionale Docenti per i Diritti dei Lavoratori, tante volte intervistato dai giornalisti Rai, altrettante volte sono stato censurato dal sistema mainstream. E non mi pare che a capo delle testate giornalistiche Rai non vi siano giornalisti!

Da docente mi ritengo offeso. Da collega giornalista chiedo l’intervento di Ottavio Lucarelli, cosa ne pensa il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania? Ma poi mi domando e dico, come dovrebbe rispondergli un altro lavoratore? “Giornalista? Meglio che lavorare!”

Per completezza riportiamo una tabella con gli orari di lavoro in Europa (fonte Cisl). Vogliamo parlare degli stipendi europei? Meglio di no.

Mancano i dati riferiti alla scuola dell’infanzia, i cui docenti hanno un orario di insegnamento settimanale più alto di tutti gli altri colleghi.

Pasquale Vespa

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