#VentiRighe – Anche questa è la Rai. Ancora legittimo il prelievo coatto del canone?

Esistono e spadroneggiano in Rai veri e propri ras

Sono inamovibili, immortali, potenti più di direttori di rete, del consiglio di amministrazione, del direttore generale, del presidente. Sono rapaci che calano come falchi predatori sui palinsesti e afferrano i programmi di maggiore ascolto, indirizzati dall’azienda al pubblico del gossip, delle fiction caserecce,  dei film “quant’era bello il bianco e nero di Amedo Nazzari” e delle commediole acqua e sapone made in Usa, della pruderie di “Chi l’ha visto”, dei talk show che sbattono al freddo e alla fame presunti vip in isole sperdute negli oceani, dei “Torto o ragione” che istiga compiacenti attori, dilettanti, a litigare, insultarsi e simulano processi con tanto di giudice, giuria popolare e presunti esperti che discettano sul caso in esame, di orge gastronomiche a ogni ora e su ogni rete, di programmi giornalistici che sfiorano la rissa tra contendenti di partiti avversari.

In questa Rai naviga con prebende milionarie l’equipaggio a vita di conduttori, veline, comprimari, soubrette e giornalisti che dopo un’onorata e ben retribuita carriera stipulano super contratti da “esterni”. Del clan di quanti permangono a vita nel cerchio magico, sono membri onorari i Pippo Baudo, che a ottant’anni continua imperterrito a gigioneggiare su Rai 1, la giuliva matrona Antonella Clerici, i Conti, Frizzi, Giletti, Amadeus, padre e figlio Angela, e soci.

Su tutti il Bruno Vespa, che esonerato dal ruolo di direttore del TG1, è rientrato in Rai (anzi non l’ha mai lasciata) con lo strapagato “Porta a Porta”. Si deve a lui se il festival Musicultura della canzone popolare e d’autore, prima serata di Rai1, raro caso di attenzione della Rai per programmi di qualità, è finito monco, sfumato, incompleto, per non disturbare il “manovratore” e cioè il Vespa di Porta a Porta. Musicultura, seguito da un pubblico competente, attratto da musica non banale o commerciale, è stato fermato dopo un’ora e eventi di trasmissione in diretta.

La scorrettezza, da modesta emittente locale, ha impedito di ascoltare fino alla fine l’esibizione di Matthew Lee. L’impaziente e autoritario Vespa rischiava di comparire in video in ritardo e la Rai ha immolato una trasmissione di grande qualità a un suo dio televisivo. Ai tempi di Bernabei e Agnes, il giorno dopo una scorrettezza come la ghigliottina sul finale di un programma, avrebbe fatto saltare la testa di chi ha preso quella decisione e chi l’ha eseguita, ma cambiano presidenti, direttori, consigli di amministrazione e ora si glissa con cinica indifferenza.

La Rai non devia di un millimetro dai binari della stolta concorrenza ai network privati e svilisce la sua ragione di esistere. C’è di peggio. Una grande manifestazione musicale che ospiterà Modena il primo luglio, il concerto di Vasco Rossi, toccherà il primato di duecentomila presenze di appassionati: lo presenterà uno tra Conti, Frizzi, Amadeus, Clerici, Giletti, Fazio? No, ovvio. Sarà Paolo Bonolis, star televisiva di Mediaset, che potrebbe unirsi al clan degli intoccabili Rai, ma che per il momento è della concorrenza.

Ancora legittimo il prelievo coatto del canone? Tra i commenti sui social questo: “Non avete ancora capito che dovete sfumare dirigenti, compensi, fasce pubblicitarie e raccomandati. Non i programmi”. “@RaiUno siete dei c……. a tagliare Matthew Lee!”

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