#VentiRighe – Troppi ricchi. Troppi poveri

Warren Buffet, guru mondiale della finanza: “Responsabili sono persone come me”

Che Papa Francesco gli abbia impartito la benedizione? Che gli dei della iustitia lo abbiano illuminato e redento, che il rimorso per le diseguaglianze sociali lo spaventi nella prospettiva di finire all’inferno? Non è dato attribuire a queste presunzioni le cause che inducono mister Warren Buffet, guru mondiale della finanza, a incolparsi dei mali che gravano sulla diseconomia. “Responsabili sono persone come me” si autodenuncia l’amministratore delegato di Berkshire Hathwayil, terzo al mondo nella classifica degli straricchi con un patrimonio di 72,7 miliardi di dollari.

Buffet mette sotto accusa se stesso e i soci del “club” capeggiato da Bill Gates (Microsoft 79,2 miliardi), seguito dal re messicano della telefonia Carlos Slim (77,1), da Jeff Bezos, fondatore di Amazon, quindicesimo (34,8), Mark Zuckenberg, Facebook (33,4), Evan Spiegel, il più giovane miliardario, fondatore di Snapchat. E gli italiani? Prima è Maria Franca Fissolo, vedova dell’industriale Ferrero (23,4), poi Leonardo Del Vecchio, Luxottica (20,4) e Berlusconi, con “appena” sette miliardi e mezzo.

Buffet si definisce membro onorario della cerchia ristretta dei colpevoli che hanno messo le mani su gran parte della ricchezza del pianeta, cresciuta in modo esponenziale. Nell’82, secondo l’agenzia Forbes, il patrimonio complessivo dei 400 più ricchi del mondo era di 93 miliardi di dollari, ora è salito a 2,4 trilioni, ovvero a 25 miliardi a testa, cifre accumulate in gran parte con il rialzo delle borse dopo il crollo del 2009. Contribuiscono all’innalzamento del tetto l’automazione e la digitalizzazione del lavoro. Buffet conferma quanto sostengono gli analisti: i robot sostituiscono progressivamente l’uomo e tra non molto la società mondiale dovrà trovare soluzioni, sembra fantascienza, per affrontare il grave problema.

Per ora i ricchi diventano sempre più ricchi e per capirne la dimensione basta calcolare gli enormi risparmi dell’industria che sostituisce le braccia umane con quelle meccaniche dei robot.  L’altra faccia di una medaglia, che ha purtroppo corso legale, la sbatte in faccia all’indifferenza Fund of Peace, ong americana autrice di “Bottom 100”, ovvero cento poveri della Terra in opposizione alla patinata rivista dei ricchi “Top 100”. Obiettivo è porre all’umanità il tema della tragedia causata da guerre e ingiustizie sociali. Al posto dei volti noti di miliardari, racconta di bambini, donne e uomini che non conosce nessuno, dimenticati, derelitti.

Tra loro casi estremi. Mustariya Jamal Adam, nei 22 anni della sua vita non vita, ha vissuto solo nel campo profughi dov’è nata. Rukia, somala. Le hanno ucciso i genitori nel sonno, poi il marito. Fuggita con i due figli vive con un dollaro al giorno, sfruttata per lavare gli abiti dei ricchi.  Patrick, ugandese, omosessuale, perseguitata anche in Kenia, dove si è rifugiata. Il suo paese condanna a morte i transgender. Casi limite? C’è molto altro per non dimenticare. Su questa Terra devastata dagli egoismi di chi ha troppo e di chi non ha niente, un dato, agghiacciante, su tutti. Nell’inferno delle povertà, ogni cinque secondi, proprio cinque, muore un bambino di fame e malattie non curate. Anche questo spinge un miliardario come Buffet a pentirsi, non fino al punto di emulare San Francesco e di liberarsi della ricchezza accumulata sulla pelle delle povertà.

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