Hitachi, incatenati da quattro giorni i lavoratori esclusi dal piano di reintegro

Incatenati ai cancelli della fabbrica di via Argine, periferia est di Napoli

Napoli, 11 luglio – Quattro operai, supportati da Si Cobas, stanno manifestando incatenati davanti ai cancelli della fabbrica che fino a qualche mese fa li salariava, la Hitachi di Via Argine.

Le parole degli operai che dal 7 luglio stanno manifestando davanti ai cancelli della fabbrica sono di risentimento verso chi li ha ridotti a una condizione disperata eludendo anche una semplice risposta chiara.

Il 30 maggio di quest’anno, finito l’appalto che l’Hitachi aveva con l’agenzia “FATA logistic Systems” (oggi “Leonardo”, ndr), su 48 operai, 30 sono assunti direttamente da Hitachi e 14 sono a Pomigliano presso “Leonardo”.

Solo quattro operai non ottengono il posto di lavoro. Le domande di questi trovano solo la freddezza burocratica tipica delle risposte sindacali in queste circostanze. Dopo un mese di disoccupazione, arriva una proposta di lavoro da Marghera, in provincia di Venezia, a più di 1000 km da casa. Una proposta la cui risposta è naturalmente negativa, poiché due di questi quattro operai presentano problemi di salute anche tra i familiari.

Ci dicono che questa proposta è stata fatta solo perché la risposta era evidente e già conosciuta, ed equivale, nel concreto, a fuorviare le lecite richieste dei quattro operai.

La polizia osserva silenziosa la scena dall’altro lato della strada, proteggendo la proprietà privata da occhi e fotocamere indiscrete, contribuendo a una strategia della tensione all’interno della fabbrica, dove lavorano i colleghi che, ancora per motivi ignoti, hanno conservato il proprio posto di lavoro. Tra di loro ci sono gli indifferenti, ma c’è anche chi, terrorizzato dal labile equilibrio che scandisce il loro futuro lavorativo è solidale con i propri colleghi esclusi dal posto di lavoro, e vuole partecipare alla protesta.

Perché i nostri colleghi stanno lavorando dignitosamente a Napoli e noi dobbiamo andare via?” – Questa è la domanda di Massimiliano Olivieri, carica della stanchezza di chi è incatenato a un cancello da quattro giorni.

Il caso è reso ancora più fitto dai dati produttivi della fabbrica. Emerge che non erano necessari tagli al personale e che i quattro operai hanno sempre adempiuto ai loro compiti e sono sempre stati puntuali e rispettosi del loro posto di lavoro.

Ai quattro operai spaventa il silenzio dei padroni della fabbrica, che erano sempre apparsi come persone equilibrate e vicine ai propri dipendenti, ma che da giorni, sono troppo distanti dal cancello a cui sono incatenati i manifestanti.

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