#VentiRighe – La politica che oscilla tra razzismo e rigurgiti fascisti

RazziFascismo a più voci, ormai si fa a gara a chi la spara più grossa

Di buon mattino Rai 3 propone la serie estiva di Agorà. Tra gli ospiti ha incluso Elisabetta Gardini, ex donna di spettacolo trasvolata in Forza Italia e subentrata nel parlamento europeo a Brunetta, dimesso per incompatibilità con l’incarico di ministro. Sua la nobile espressione nel corso della puntata di Agorà: “Gli immigrati impestano l’Italia”. Volendo glissare sulla volgarità dell’insulto non ci si può esimere da una riflessione sulla provocatoria ignoranza della tipa in questione. Nel ruolo di politica, cioè di rappresentante del popolo, denuncia di appartenere al pressappochismo fazioso di larga parte dei parlamentari italiani o in alternativa al club dei furbetti che fingono di essere informati.

Pochi giorni fa il presidente dell’INPS, che eroga con sempre maggiore difficoltà le pensioni, ha rivelato che senza le contribuzioni dei lavoratori immigrati l’ente si avvierebbe al fallimento. Per non dire dell’economia italiana che si avvale in fabbrica di operai africani e ancora di più per la raccolta di frutta e verdure con trattamenti schiavisti e pagati una miseria che gli italiani in larga misura rifiutano di svolgere. La curiosità spinge a chiedersi se il razzismo politicamente strumentale della Gardini le impedisce di guardarsi allo specchio senza inorridire e se le procura sonni agitatissimi.

Più in generale l’aria che tira nel Bel Paese è sempre più mefitica. Tre tizi, eletti dal comico genovese a suoi vice e portavoce, non fanno più mistero di palese empatia con il regime del Duce e con la destre di Salvini, della Meloni, perfino con l’estremismo di Casa Pound, Forza Nuova e simili rigurgiti neofascisti.

Di Battista: “Superare il dualismo fascismo-antifascismo”. Di Maio: “Rifarsi ai valori di Berlinguer e di Almirante. Roberta Lombardi: “Prima che degenerasse, il fascismo aveva un altissimo senso dello Stato”.

C’è di meglio, anzi di peggio: l’apologeta di Mussolini, gestore di una grande spiaggia di Chioggia tappezzata di cartelli inneggianti al Duce, a manganelli e “me ne frego”, offrì sostegno politico prima alla Lega e a Fratelli d’Italia, poi al Movimento 5Stelle, pronto di mettersi al suo servizio, con la promessa di diecimila voti direttamente inviata al comico genovese (lettera pubblicata sul blog di quest’ultimo). La denuncia di Repubblica del lido fuorilegge ha finalmente movimentato la repressione del reato e il gestore “di regime” è indagato dalla Procura di Venezia.

Neanche il garante del M5Stelle è esente da collusioni compromettenti. Sorpreso a chiacchierare piacevolmente con un esponente di spicco di Casa Pound ebbe a dire di non avere preclusioni nei confronti del neofascismo e “se uno di quel movimento ha i requisiti richiesti io lo candido”. Qualche simpatico corollario completa il quadro della prossimità pentastellata con la destra. Una consigliera comunale 5Stelle di Ragusa, poi espulsa, pubblicò sul proprio sito di Facebook, corredata da una foto del busto di Mussolini, questa inequivocabile testimonianza: “Eravamo fascisti, siamo rimasti fascisti e lo saremo sempre”.

E come dimenticare il riferimento nostalgico da olio di ricino e manganellate implicito nell’urlo “boia chi molla”, non proprio parlamentare pronunciato a Montecitorio dal pentastellato Angelo Tufano? Per concludere con un riferimento all’attualità e per merito di Agorà, la Gardini è in buona compagnia.

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