#VentiRighe – Povero Vesuvio

L’acre odore di bruciato, la fitta cortina di fumo, la nuvola che lo sovrasta  ed evoca la tragedia delle eruzioni

La devastante progressione delle fiamme che divorano il verde e minacciano l’osservatorio: brucia il Vesuvio e tutto il golfo di Napoli, le colline che la cingono, vivono l’eccezionale evento sommersi da “nebbia”, come accade da sempre in val padana.

Autocombustione? Sventatezza di contadini che bruciano erba secca? Incoscienza di fumatori che si liberano di mozziconi di sigaretta accesi? Niente di tutto questo. Il vulcano che rende unico lo scenario di Napoli brucia quasi certamente perché uno o più criminali hanno appiccato l’incendio. Sono tre i fronti del fuoco. Scenari apocalittici: abitanti evacuati, turisti in fuga, alberghi e ristoranti chiusi, uno in fiamme, auto che bruciano, cenere sull’autostrada e nell’avellinese. Fiamme lungo un asse di due chilometri.

Ci si mette anche il vento che cambia continuamente direzione e incrementa il fuoco, si fanno i conti con mezzi e uomini insufficienti per fronteggiare l’emergenza che in progressione interessa più comuni ai piedi del vulcano. Mettiamo si scoprano i responsabili di questa tragedia: ergastolo, come si punisce un omicidio premeditato.

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