Zorama, cantautore napoletano, dopo il successo del suo tour in Finlandia, ci parla del suo nuovo album “Involitudine”.

Mariano Rongo in arte Zorama, cantautore napoletano, è al suo terzo album “Involitudine”, un percorso avvincente e emozionante nella musica vista come volo, espressione massima del sogno.

I sogni di Zorama sono incoscienti perché l’arte, quella vera, è sublimazione di incoscienza, di espressioni innate che si accingono a scatenare i nostri meccanismi sensoriali. Non c’è traccia di rielaborazione o psicanalisi, “Involitudine” è profumo, immagini, sensazioni tattili, sapori, condensati in quel linguaggio universale che è la musica, strumento di comunicazione per eccellenza che Zorama usa con maestria.

La canzoni contenute in “Involitudine” non raccontano, trasmettono. Ascoltando i brani ci dimentichiamo di qualsiasi categoria convenzionale, Zorama non è cantautore, musicista, poeta, non è solo questo almeno, anzi è molto di più: è un uomo. La sua musica non è rock, pop, è sentimento.

Non ci stupisce il successo ottenuto all’estero, perché chi parla con le sensazioni è capace di farsi capire ovunque, non c’è necessità di traduzione. I sentimenti sono universali, come universale è il messaggio che Zorama emana attraverso la sua musica, suonando le corde delle nostre anime.

Come hai capito che la musica era la tua strada? 

“Dovrei fare un salto troppo ardito in un passato alquanto scosso, per ricordare come capii che la musica sarebbe stata la mia “via”. Credo grossomodo nel 1997-98. Iniziai a non giocarci più con la musica.”

Parlaci del tuo nuovo disco “Involitudine”, dell’ispirazione che ti ha spinto a comporre questo album.

“Involitudine” è il terzo capitolo, l’ultimo atto di una trilogia che ha avuto inizio con il mio primo album nel 2005. Adesso, a distanza di oltre due mesi dalla sua pubblicazione ho più consapevolezza di cosa mi abbia ispirato e traghettato verso questo disco: la voglia di non ripetermi, una sana incoscienza, il bisogno di comunicare ed il sogno di volare.”

Sei appena tornato da un tour in Finlandia dove stai avendo un grande successo, raccontaci di questa esperienza che sappiamo ripetersi già da svariati anni. Come è iniziata. 

“Questa per me è stata la dodicesima volta in terra finnica. La nona da cantante. Iniziò per caso nel 2001 circa. Un mio caro amico, ex punk come lo fui anche io negli anni ottanta, si era trasferito nel villaggio di Kerkonkosky ad una cinquantina di Km da Kuopio, nella Finalndia centrale. Egli mi invitò a trascorrere un paio di settimane di vacanza, ma alla fine la vacanza divenne un mini-tour acustico. Da lì, nel tempo, ancora date, concerti, apparizioni, festivals, radio, tv, giornali.”

Un pensiero sulla musica italiana attuale. 

“Un pensiero che mi sovviene fluido in merito alla musica italiana attuale è decisamente un pensiero sconcertante. Abbiamo tante Ferrari senza buoni piloti e tanti ottimi piloti senza Ferrari. Oppure, tante Ferrari con piloti bravi, ma senza benzina. Lascio a voi l’interpretazione. Personalmente seguo con interesse il percorso della musica Indie, quella non preconfezionata. Anche se ogni tanto qualcosina di meno plastificato viene fuori anche dalle produzioni major. Mi piacciono Aldo Granese, Saughelli, Davide Matrisciano, Varnadi, Bugo, The Niro, Giovanni Block e gli Ansiria.”

In quali progetti sei impegnato adesso? 

“Mi sto occupando della promozione di “Involitudine” a 360 gradi, dato che ne sono anche l’editore, oltre che il co-produttore artistico ed il cantante. Concerti, ospitate, apparizioni tv e radio, ecc-ecc. A novembre sarò ancora in tour all’estero. Nuovamente in Finlandia, poi in Russia, Estonia e Svezia. Ma col pensiero rivolto già al mio futuro album. Sarà di sicuro molto diverso da ciò che ho pubblicato fino ad oggi.”

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