Cinecittà okkupata. I lavoratori lottano nel silenzio generale. E’ l’esito di una trattativa tra Stato e privati?

Cinecittà, il simbolo del cinema italiano nel mondo, è occupata. Le maestranze degli storici teatri di posa manifestano da giorni contro i progetti di speculazione edilizia nell’area degli studios.

Probabile il cambio di destinazione d’uso: i soci di maggioranza Luigi Abete, Andrea e Diego Della Valle, Aurelio De laurentiis e la famiglia Haggiag mirerebbero – a dire dei lavoratori e dei sindacati – a un forte ridimensionamento dell’industria cinematografica a favore della costruzione di un albergo con piscina, beauty farm e parcheggi.

Il progetto industriale prevede l’allontanamento di quasi tutte le maestranze, artisti che tutto il mondo ci invidia, verso altre aziende e attività del settore intrattenimento. La causale è ormai comune a tutte le operazioni finanziarie e speculative di questi ultimi anni: la crisi economica del settore.

Quando lo Stato affidò la privatizzazione di Cinecittà a Luigi Abete per il rilancio del cinema e di tutto il comparto audiovisivo, il contratto prevedeva lo sfruttamento del marchio e vincolava i privati a fare attività industriale legata alla tradizionale mission: il Cinema.

A tal fine i privati crearono la società Cinecittà Servizi spa (poi modificata in Cinecittà Studios) nella quale vennero trasferiti tutti i lavoratori, ma non gli immobili e i terreni che finirono nella società pubblica Cinecittà Holding (ora Cinecittà Luce). Dunque il privato Cinecittà Studios avrebbe dovuto pagare alla statale Cinecittà Luce un canone di locazione per ramo d’azienda e per lo sfruttamento del marchio.

Appena nel Maggio 2007, Luigi Abete dichiarava a Il Sole 24 Ore: “Cinecittà Studios è oggi un’azienda di mercato, con un fatturato in crescita e risultati sempre positivi. Nell’ultimo anno il nostro utile lordo è sui due milioni di euro”. Gli affari sembravano andare alla grande, ma qualche mese dopo è invece iniziato un gioco di scatole cinesi in seno agli stessi proprietari di maggioranza. Nasce IEG (Italian Entertainment Group) come holding dell’intero gruppo dei privati, ma i soci sono sempre gli stessi di Cinecittà Studios.

Poi avvengono le acquisizioni di ramo d’azienda, quindi le cessioni di ramo d’azienda, ma la società è sempre la stessa: un cannibalismo compulsivo societario che cede e acquisisce se stessa traendone in qualche modo un vantaggio economico, forse. Infatti qualche anno dopo, il sito Dagospia rivela: “Ahi, ahi! La crisi va in scena anche negli studi di Cinecittà. E sono subito guai grossi per la Cinecittà Studios Spa, che vede Luigino Abete presidente e fra i principali azionisti troneggiano gli amici Diego e Andrea Della Valle, poi il produttore dei cinepanettoni Aurelio De Laurentiis, a seguire la famiglia Haggiag, e come amministratore delegato Lamberto Mancini.

La società di Abete sottoscrive un contratto di locazione il 9 maggio 2009 con Cinecittà Luce Spa, azienda pubblica, per l’affitto e gestione del complesso sulla via Tuscolana, teatro di vari programmi televisivi per un compenso annuo di 2.919.938 milioni di euro. Ebbene, la rate semestrale di 1,5 mln di gennaio 2012 non si è mai vista; in compenso il 5 febbraio è arrivata una raccomandata al presidente di Cinecittà Luce Spa Roberto Cicutto. Dopo aver elencato gli esborsi e i costi, la “non conformità degli immobili e le condizioni di vetustà degli stessi“, Lor Signori sottolineano che “non è più accettabile subire il costo degli ingentissimi canoni di locazione per immobili non adatti, etc.“.

Quindi “è indispensabile aprire un tavolo di trattativa onde trovare soluzioni.” Gran finale di Abete & Company: “Nella ipotesi, da noi non auspicata, in cui le nostre istanze non dovessero trovare accoglimento, la Società si vedrebbe costretta a riflettere sulla legittimità del dettato contrattuale e sull’esatto adempimento delle obbligazioni da parte di Cinecittà Luce nella sua qualità di locatrice“”.

E ancora dal sito Dagospia: ”La risposta di Cinecittà Luce non tarda ad arrivare. Con una rombante raccomandata del 15 febbraio, entra in campo l’autorevole studio Ripa di Meana che smonta punto per punto il quaderno dei dolori scodellato dagli “abetini”: “La diffida a sanare gli inadempimenti di Cinecittà Studios Spa a proposito del (mancato) pagamento del canone di locazione e della mancata consegna della garanzia bancaria a presidio di detto pagamento“.

Anzi: “Va innanzitutto, premesso, che nel medesimo periodo nel quale Cinecittà Studios S.p.A. ha versato secondo quanto da Voi riportato, canoni (complessivi tra locazioni del Complesso immobiliare e affitto del c.d. Ramo d’Azienda) ammontanti a poco più di 45,5 milioni di euro, la Vostra Società risulta avere ottenuto un valore di produzione di oltre 618 milioni di euro“. Di più: “Ne viene che, ad oggi, rispetto all’importo di euro 5 milioni (previsto dal Contratto di Locazione) risultano eseguiti interventi effettivamente riferibili al Piano degli Investimenti per poco più di euro 800.000,00”.”.

E poi? Come è finita è sotto gli occhi di tutti. Dato il silenzio della politica, probabilmente una trattativa c’è stata, proprio come auspicavano in realtà Abete & Company.

FOTO: rai.it

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