#CoffeeBreack – Sintomi di Futuro glaciale

Le cortine, di ferro o solo virtuali, ma non meno ostili e impermeabili, i muri Uno, storico, eretto per spaccare in due un popolo, prima della separazione avvelenato dalla follia nazista di Hitler; i muri della xenofobia, dell’odio di razza, rappresentazione emblematica di egoismi che dal particolare di un uomo contro un altro uomo si espandono e invadono intere collettività. Il male, esteso e globalmente identico nelle forme e nella sostanza, genera il tragico bilancio permanente di decine di guerre in luoghi diversi della Terra, di miserie estreme, di odio profondo che si sostanzia in contrapposizioni apparentemente ideologiche, ma generate da obiettivi di rapina delle risorse altrui e mascherata da guerre di religione. Allo scontro tra blocchi di potere, tra dominatori

#CoffeeBreack – Compagni si nasce

Nonna Dora lo guarda commossa, è il suo primo nipote e glielo regala Francesco, primo dei suoi sette figli Vorrebbe battezzarlo con il nome di Pio XII, papa imperante fino agli anni cinquanta, al battesimo Eugenio Maria. Ispirata da fede profonda e dal colore dei capelli del neonato tendenti al rosso, Dora alza gli occhi al cielo e profetizza “Diventerà un cardinale”. “Ma guardalo”, replica il figlio militante nel Partito comunista, “E’ un predestinato a seguire le orme del padre, ha già il pugno chiuso, un vero compagno”. Effettivamente il piccolo tiene la manina stretta, posizione tipica dei neonati e nella sua testolina c’è probabilmente la domanda “ma quando mi fanno poppare? Ivan ha sedici anni. Ha concluso il ciclo delle ginnasiali

I filosofi fanno così

Coffee Break, i Racconti di NapoliTime Si legò la cravatta con agitazione. Una gocciolina di sudore gli percorse una parte del viso. Si fermò un secondo a guardare il nodo della cravatta storto e non curato. Sospirò. Sapeva già cosa lo avrebbe atteso quella giornata. Stava cercando di non pensarci, si era ripetuto una decina di volte per un mese intero che doveva stare tranquillo, che avrebbe dovuto rimanere calmo e non perdere le staffe, che tutto sarebbe andato bene. “Tutto andrà bene”, disse, guardandosi allo specchio, ma non vi mise abbastanza convinzione nelle parole e si lasciò andare allo sconforto. Paolo era un filosofo, o almeno avrebbe tanto voluto esserlo. Fin da adolescente era sempre stato affascinato delle correnti filosofiche diverse e

Granelli di Sabbia

Coffee Break, i Racconti di NapoliTime  In questo mondo corrotto, grigio e sporco, esiste un posto ancora incontaminato, che non è stato scoperto, toccato da mano occidentale. E’ un piccolo villaggio che vive nascosto tra la vegetazioni. Per accedervi, si dice che bisogna affrontare un lunghissimo e tortuoso cammino nel deserto, scalare tre cascate vergini e riuscire a sfuggire a animali pericolosissimi e piante velenosissime. In quel luogo occultato, vivono poco più di un migliaio di persone. Non cacciano, non guerreggiano tra di loro. Vivono in pace e in cordialità. Vivono in libertà. Professano varie religioni, hanno vari costumi, non conoscono il male, il dolore, la fame. Quando arriva il giorno della morte, festeggiano con grande sfarzo un nuovo capitolo della loro vita, come

Ciliegi rosa, in cucina

Coffee Break, i racconti di NapoliTime  La piccola stanza dell’ospedale, nel reparto di ortopedia è a nostra completa disposizione, la gentilissima infermiera mi ha detto che posso anche dormire qui, visto che è libera, cosa che certamente farò, non lo lascio mio marito da solo! Lui mi guarda dal suo letto, con un busto rigido e il femore rotto. Io gli restituisco lo sguardo e mi sento profondamente in colpa, se è in queste condizioni, la colpa è solo mia! Quello che mi consola è che nei suoi occhi non vedo un atto di accusa ma, al contrario, mi sembra di scorgere un lampo di divertimento, nonostante la rottura delle rotture. Ai medici del pronto soccorso, non l’abbiamo certo raccontata giusta, ci siamo vergognati. Abbiamo detto

L’espiazione di Graziana

Coffee Break, i Racconti di NapoliTime Sto leggendo l'e-mail che pare uscita da un messaggio in bottiglia, ritrovato dopo anni che vagava in mare... Mi stupisco, vado su Facebook per scoprire se chi mi ha scritto ha preso da lì il mio indirizzo di posta ed in effetti, sciocca che sono, è lì in bella vista, domani bisogna che mi ricordi di toglierlo. Leggo e rileggo il messaggio, alquanto conciso devo dire, ma che ha scatenato un terremoto dentro me. "Ciao, sono Manuele, sono in città fino a domenica e vorrei incontrarti al bar progresso sabato alle ore 18". Fine del messaggio, due righe e stop. Eppure ha avuto il potere di gettarmi nel panico, di farmi stare male come l’estate di

La cattiva madre

Coffee Break, i Racconti di NapoliTime  Sono qui fuori dal pronto soccorso, fumo una sigaretta dietro l’altra, cazzo! Non mi sono mai vergognata così tanto. Sono sporca, ho le mani sporche, le unghie nere, sicuramente il mio odore sarà schifoso e al di là delle barriere del pronto soccorso c’è mia figlia Bea, Beatrice, di due anni che forse muore per colpa mia. Sono una cattiva madre. Non so nemmeno di chi è figlia! È di uno dei tanti con i quali vado per soldi, per avere sempre la mia dose quotidiana, la mia unica religione. Mi faccio e per farmi faccio la puttana. La faccio in strada, con Bea nel seggiolino, faccio servizietti veloci dando un’occhiata via via all’auto e rientrando al

Il dubbio di Silvana

Coffee Break, i Racconti di NapoliTime Sto suonando il campanello di una casa signorile, in pieno centro di Napoli. Al di là del portone che mi verrà aperto, troverò e conoscerò per la prima volta mia madre. Sono stata una bambina adottata, l’ho saputo presto, prima di affrontare la scuola e il mondo fuori dalle mie mura protettive. I miei genitori adottivi, brave e ruvide persone, non mi hanno mai mentito, mi presero ancora in fasce qui a Napoli all’orfanatrofio Di Cardito nel 1945, nel primissimo dopoguerra. Sono cresciuta a Teramo con loro, ora li ho seppelliti tutti e due. Siamo stati bene insieme, mi hanno fatto studiare e mi hanno sempre circondata di silenzioso affetto, ma adesso sono rimasta sola, non mi

Elisabetta dagli occhi blu

Coffee Break, I Racconti di NapoliTime Mi stavo godendo l’ultima serata dell’anno, stravaccata sul divano , coi piedi sul tavolo da fumo avvolti in un plaid caldissimo, la tv accesa su un film che io e Marco avevamo serbato proprio per una serata speciale, e questa lo era per definizione. La luce soffusa in salotto, dolcemente intercalata dalle lucine dell’albero di natale donava alla stanza un senso di piacevole calore, lo stesso che sentivo in quella serata, felice accanto al mio amore. Unico neo che a volte mi distraeva dalla beatitudine,  arrivava dal fatto che proprio quella sera ero reperibile e l’ultimo dell’anno  presenta sempre situazioni a rischio, ma proprio non volevo pensarci. Ero una dottoressa fresca di laurea e

Gli F24 e il biancocandy

Coffee Break, i Racconti di NapoliTime Il tir sta arrivando e non riesco a muovermi, sta per piombarmi addosso senza che io possa far niente, sono inchiodato a terra e per quanto tenti di tirarmi su non ce la faccio, sento il suono disperato e prolungato del clacson, mi riparo il volto con le mani rassegnato all’impatto e... faccio un salto dal letto, svegliandomi. Sono sudato, guardo la sveglia, sono le sei, decido di alzarmi. Mi dirigo verso la doccia, inciampo nella scatola della pizza di ieri sera, calcio le lattine di birra, rovescio il posacenere, apro la doccia, è fredda. Mi sono dimenticato di accendere lo scaldabagno, poco male. Mi guardo allo specchio, la faccia che mi rimanda è

Emma e le nuvole

Coffe Break, i Racconti di NapoliTime L’inizio della fine era cominciato quasi per caso, non ci avevo dato nemmeno troppo peso. Le stranezze, alla nostra età, sono comprensibili. Certe piccole dimenticanze rientrano nell’ordine delle cose. A volte lei tornava a casa con l’auto leggermente ammaccata e non sapeva spiegare il perché, oppure succedeva che trovavo gli oggetti fuori posto. Ma il campanello d’allarme avrebbe dovuto squillare nella mia testa quando notai che Emma non si teneva più in ordine come un tempo, che non stava più attenta a dettagli che fino a qualche tempo prima riteneva importantissimi. Si vestiva come capitava, i colori non erano più rigorosamente abbinati e una parte sciocca di me ne era quasi contenta, perché pensava che

Risvegli, un racconto a due voci

Quella mattina ero andato a cercare il mio collega per invitarlo ad un’uscita in barca. Il fine settimana metteva tutto sole e anche agosto può essere fantastico per una gita in barca a pescare e godersi i frutti della pesca, sorseggiando un buon vino bianco. Entro deciso nella saletta post operatoria trovando una grande agitazione, erano tutti quanti intorno ad una ragazza che non ne voleva sapere di svegliarsi. L’intervento, fra l’altro banale, era riuscito ma la “stronza”, come veniva chiamata lì non si svegliava. Mi venne naturale prenderle la mano, scostarle i capelli ricci dal viso e rassicurarla, piano, che sarebbe andato tutto bene. Intanto intorno volavano schiaffi sul suo viso, le intimavano di svegliarsi, brutta stronza che non era

Una storia piccola

Coffee Break, i Racconti di NapoliTime Oggi vi racconterò una storia, una piccola storia fatta di piccole meschinità, la mia storia. Io e Elisabetta eravamo amiche da sempre, avevamo 4 o 5 anni quando un bizzarro caso ha fatto conoscere noi e le nostre famiglie. Lei stava per essere investita dalla 850 Fiat guidata da suo padre, che andava in retromarcia e non l’aveva vista, quando il mio babbo, che passava di lì per caso, capì all'istante cosa stava per succedere si lanciò verso di lei, la prese al volo e la salvò dall’urto. Da allora abbiamo condiviso un importante e lungo cammino di vita. Mi ricordo che prendevamo in affitto per un mese la casa al mare a Follonica; ci

B 578553 Oscar

Coffee Break, i Racconti di NapoliTime  5 gennaio 2010, martedì. Oscar era rimasto a casa con la mamma e la nonna. Si era chiuso nel salotto perché voleva sbollire la rabbia e il senso di frustrazione che gli aveva procurato l’ennesima litigata con Marta. I problemi erano sempre i soliti: i soldi che erano pochi, il lavoro che era ancora precario e l’impossibilità per loro due di mettere su famiglia insieme. I tentativi che faceva Oscar per cercare di tranquillizzare Marta, andavano invariabilmente tutti in fumo, più lui cercava di vedere e di farle immaginare un futuro fattibile, in fin dei conti si amavano e ce l’avrebbero fatta, più lei ipotizzava scenari apocalittici. Oscar era un’anima semplice e tutti questi ostacoli