Terrorismo, arrestato a Napoli gambiano appartenente all’Isis

Secondo il procuratore di Napoli l'uomo ha partecipato a duro addestramento in Libia Napoli, 25 giugno - Un cittadino gambiano, accusato di essere legato all'Isis, Sillah Osman, di 34 anni, è stato fermato a Napoli, nel corso di un blitz di polizia e carabinieri. Lo ha reso noto il procuratore di Napoli, Giovanni Melillo, durante un incontro con i giornalisti. Il gambiano ha partecipato, è stato reso noto a un duro addestramento in Libia, in una zona desertica. Il gambiano fermato a Napoli doveva compiere un attentato in Spagna o in Francia, insieme con il giovane di 21 anni Alagie Touray (vai all'articolo), preso lo scorso 20 aprile davanti alla moschea di Licola, nel napoletano, nel corso di un blitz interforze del Ros

Migranti: asfissia per annegamento per 26 donne, almeno 100 i dispersi

Questo il bilancio dei quattro interventi di salvataggio SAR (Search and Rescue) effettuati a largo delle coste libiche il 3 novembre scorso Salerno, 15 novembre - Sono almeno un centinaio i migranti dispersi, caduti in mare e morti quasi certamente per annegamento: sono quelli che si trovavano sul gommone insieme con le donne i cui cadaveri sono stati poi recuperati. E' quanto riferisce la Procura di Salerno sulla base del bilancio dei quattro interventi di salvataggio SAR (Search and Rescue) effettuati a largo delle coste libiche il 3 novembre scorso nel corso dei quali sono stati soccorsi e messi in salvo 410 migranti, oltre alle salme delle giovani arrivati a Salerno a bordo della nave Cantabria lo scorso 5 novembre. Per quest'ultime, la

Libia: distrutto cimitero italiano a Tripoli. Il governo di Tobruk accusa l’Italia: “Navi in nostre acque”

Forti tensioni tra la Libia e l'Italia. Il governo di Tobruk ha condannato la violazione delle proprie acque territoriali dopo il presunto ingresso ieri di tre navi da guerra italiane nei pressi delle coste di Bengasi, a Daryana, circa 55 km a est della città. Immediata la smentita del ministero della difesa, che tuttavia non è bastata a placare l’odio antitaliano che sta montando in Libia: il cimitero cattolico italiano di Tripoli "Hammangi" è stato infatti di nuovo devastato Roma, 2 novembre - l'Associazione Italiana Rimpatriati dalla Libia (Airl) fa sapere tramite foto inviate all'ANSA che il cimitero cattolico italiano di Tripoli "Hammangi" è stato di nuovo devastato: "Sono immagini che si commentano da sole per la loro inciviltà e che completano il quadro tragico della situazione in Libia", afferma la

Lo Stato islamico torna a minacciare l’Italia e lo fa su Twitter: “La Libia è la porta per Roma”

Le immagini diffuse su Twitter mostrano Roma in fiamme e la bandiera dell'Is con il logo della "Provincia di Libia". Lo scopo è diffondere la paura e reclutare nuovi soldati. A Sirte in Libia l'Is intanto ha già imposto la legge della Sharia L’is minaccia ancora una volta il nostro Paese con una campagna terroristica che si diffonde sulla rete. Nel mirino dei jihadisti dello Stato Islamico c’è Roma. “La porta per Roma” è la Libia per l’Is che parla attraverso internet diffondendo messaggi minacciosi grazie ai social. Ed ora lo fa tramite Twitter, con immagini che non lasciano spazio a all'immaginazione. L'intento è di mettere la nostra capitale a ferro e fuoco in nome di Allha. Messaggi di puro odio si stanno diffondendo

Libia: pena di morte per Gheddafi junior

La Corte di Tripoli ha condannato alla pena di morte Saif al Islam figlio di Muammar Gheddafi. Nell'ambito dello stesso processo, iniziato nell'aprile 2014, sono stati condannati altri esponenti del regime dell'ex rais libico. Sono accusati di crimini di guerra e di aver represso le proteste pacifiche durante la rivoluzione Tripoli, 28 luglio - Secondo quanto riferito dall'emittente araba al Jazeera, Saif al Islam, il secondogenito di Muammar Gheddafi è stato condannato alla pena di morte per fucilazione da un tribunale di Tripoli nell'ambito di un processo che vede sul banco degli imputati anche altri esponenti del regime del ex dittatore libico catturato al culmine della rivolta del 2011 e morto nell'ottobre dello stesso anno. L'accusa è di genocidio. La corte libica ha condannato a morte anche l'ex capo dell'intelligence libica

Italiani rapiti in Libia come spariti nel nulla, nessuna pista esclusa

Tutte le piste sono aperte sul rapimento di domenica scorsa dei 4 italiani in Libia. Rispetto all'ipotesi che possa arrivare una richiesta di scambio con degli scafisti detenuti, il Viminale puntualizza che qualsiasi trattativa con gli scafisti è da escludere. Intanto i servizi italiani sono al lavoro per riportare a casa i nostri connazionali Roma, 23 luglio - Sembrano spariti nel nulla come inghiottiti dalla sabbia del deserto. Sono ore di angoscia per Gino Pollicardo, Fausto Piano, Filippo Calcagno e Salvatore Failla i 4 tecnici italiani della ditta di costruzioni Bonetti di Parma sequestrati domenica scorsa in Libia, nei pressi della città di Melltah, mentre rientravano dalla Tunisia. Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro Angelino Alfano sottolineando il fatto che

Libia: rapiti 4 italiani

Si tratta di 4 dipendenti della Bonatti di Parma. La Farnesina, che ha diffuso la notizia, si è subito attivata per seguire il caso. Per il Ministro degli esteri Paolo Gentiloni al momento è difficile ipotizzare chi siano gli autori del rapimento dei nostri connazionali Roma, 20 luglio - Cresce la preoccupazione in seguito alla notizia, diffusa in una nota ufficiale dell'Unità di crisi della Farnesina, del rapimento di 4 italiani in Libia nei pressi del compound dell'Eni nel villaggio di Mellitah. Si tratta di tecnici che lavorano per la società Bonatti spa, un general contractor internazionale che ha sede a Parma. Nel comunicato ufficiale della Farnesina non è stato specificato da chi siano stati rapiti ne sono state diffuse le loro generalità. Secondo quanto

M5S prima forza politica del Paese? Gli USA bocciano la politica estera di Grillo. L’Europa e l’Italia sull’attenti.

Il Movimento 5 Stelle è sotto attacco, da più fronti, su due livelli, uno nazionale e uno internazionale. Le cause sono indubbiamente da ricercare nell’opera degli attivisti del movimento stesso e nell’ingenua politica estera del suo leader carismatico, Beppe Grillo. La struttura orizzontale del Movimento ha mostrato il fianco agli avversari politici italiani e questi hanno colpito duramente, lì dove c’è lacuna di trasparenza e democrazia interna, un vuoto di risposte poste dalla base del Movimento ai vertici (Giovanni Favia, Consigliere Regionale Emilia-Romagna per il M5S, nonché ex uomo di fiducia di Grillo, si lascia andare in un discusso fuorionda registrato a Maggio, ma stranamente reso pubblico solo a Settembre, durante una trasmissione televisiva. I grillini gli contestano di aver concordato