Impazza il toto-nomi per il successore di Giorgio Napolitano sul colle più alto

Tra i nomi più chiacchierati nel Partito Democratico quello di Veltroni, Amato ed altri graditi alla minoranza dem. Il Movimento 5 Stelle temporeggia. Forza Italia non pone veti Dopo le dimissioni di Giorgio Napolitano (vai all'articolo) è già tempo di trovare un sostituto perchè la data del 29 gennaio, auspicata dal Premier Renzi come primo giorno utile per provare a eleggere il nuovo Presidente, si avvicina e non si vuole arrivare impreparati. Il Premier vorrebbe evitare le brutte figure di qualche tempo fa con i 101 franchi tiratori del Pd che resero un vergognoso servizio allo Stato e agli italiani. Il profilo del candidato ideale, quello che permetterebbe di avere i 2/3 dell'assemblea (maggioranza qualificata), si dice in queste ore debba essere un profilo politico con

Napolitano si dimette? Impazza il toto-nomi. Il Quirinale non conferma e non smentisce e sottolinea: i limiti temporali erano noti

Renzi non vuole le elezioni ma governare: "l'orizzonte del governo è quello dei mille giorni, del 2018" Che il Capo dello Stato voglia lasciare a breve la poltrona sulla quale presiede per il secondo mandato non dovrebbe sorprendere gli italiani e ancor più i parlamentari che ben sapevano i “limiti e le condizioni, anche temporali” che lo stesso Napolitano aveva fissato accettando per la seconda volta l’oneroso compito istituzionale chiestogli tra l’altro da un’ampia maggioranza parlamentare in un momento in cui la politica italiana aveva toccato il fondo e perso anche quel briciolo di credibilità che ancora qualcuno le riconosceva. Lo stile tipicamente italiano di innescare la polemica e il confronto parlamentare al di fuori delle mura del Parlamento non si è

Grillo minaccia l’impeachment per il Presidente Napolitano

Roma, 25 ottobre - Dopo aver annunciato il terzo V-Day, Beppe Grillo torna all'attacco, stavolta per mettere sotto accusa il Presidente della Repubblica Napolitano. L'episodio che stavolta ha scatenato le ire dell'ex comico è stata la convocazione di un vertice con i soli esponenti dei gruppi di maggioranza da parte di Napolitano, per discutere sulla riforma della legge elettorale. Dichiara il Presidente: “Non è ammissibile che il Parlamento naufraghi ancora nelle contrapposizioni e nell’inconcludenza”. Così Beppe Grillo, giustamente contrariato dall'assenza delle opposizioni, e quindi dalla mancata rappresentanza di milioni di italiani nel vertice, decide di mettere sotto accusa Napolitano. Ma non usando il canale appropriato, cioè quello parlamentare, ricordiamo infatti che nella nostra Costituzione è previsto che il Presidente della Repubblica

Rapporto Svimez 2013 fotografa la fuga di cervelli dal Sud. Napolitano: “gravi situazioni di disagio”

L'esodo dei laureati da Sud a Nord, ma anche dall'Italia all'estero, è un dato in costante aumento. Il rapporto Svimez sull'economia nel meridione rileva che il 64% delle persone (circa 114 mila abitanti, in primis della Campania) che hanno lasciato il Sud Italia per migrare altrove, sono in possesso di un alto titolo di studio. "Emerge con chiarezza come le conseguenze negative della crisi economica in atto si ritrovino amplificate nel contesto delle regioni meridionali, con il diffondersi di gravi situazioni di disagio", commenta il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Ovviamente l'altissimo livello di disoccupazione (quello reale nel Mezzogiorno supera il 28%), gli stipendi bassi, per non parlare dell'onnipresente lavoro nero, nonché l'aumento considerevole della pressione fiscale negli ultimi anni (dal 3,9%

Berlusconi apre la crisi di Governo. Ennesimo tentativo per un salvacondotto politico o elezioni anticipate?

Roma, 29 settembre – Nel pomeriggio di ieri il leader del Popolo della Libertà, Silvio Berlusconi, ha diffuso un comunicato nel quale invitava gli esponenti del suo partito a vagliare l’ipotesi delle dimissioni collettive: "Per non rendere complice il Popolo della Libertà, di una ulteriore odiosa vessazione imposta dalla sinistra agli italiani", aprendo di fatto la crisi di governo. Subito dopo, infatti, il vicepremier, Angelino Alfano, ha comunicato al Presidente del Consiglio tramite il suo portavoce, le dimissioni collettive dei ministri Pdl dal governo. Dietro questa decisione, non c’è solo l’opposizione al provvedimento sull’Iva, ma anche la minaccia della decadenza dalla carica di Senatore di Berlusconi, a seguito della condanna definitiva per il reato di frode fiscale. La minaccia della diaspora,

E’ resa dei conti anche nel Cdm. Verifica, atto decisivo per il governo Letta

Roma, 28 settembre - Il destino del Governo delle larghe intese è ormai in una situazione di equilibrio precario. Dopo la diaspora minacciata da parte degli esponenti del Pdl, il premier Enrico Letta, tornato da New York, ha subito convocato un Consiglio dei Ministri per chiarire la situazione. Nel corso del CdM si è realizzato uno scontro tra i due principali blocchi politici che si sono addossati reciprocamente colpe e responsabilità, paralizzando di fatto l'esecutivo che non è stato in grado di dare il via alla "manovrina" per lo slittamento dell' Iva che, per come stanno ad oggi le cose, dovrebbe aumentare di un punto percentuale, dal primo ottobre. Dal prossimo lunedì si avvierà la settimana decisiva per le sorti dell'esecutivo. La crisi,

Il Pdl ricatta ancora il Governo e minaccia la diaspora. Letta rilancia con la richiesta di verifica di Governo. Dimissioni bluff?

Roma, 26 settembre - Responsabilità, rispetto del diritto e preoccupazione per le sorti del Paese. Queste le tre motivazioni alla base della dichiarazione del Pdl, rilasciate ieri sera, che minaccia le dimissioni dalle Camere dei suoi esponenti, in caso di decadenza dalla carica di Senatore di Silvio Berlusconi. Allarmato, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ogginon ha presenziato ad un convegno della Fondazione De Gasperi, giustificandosi col fatto che l'evento in questione merita tutta la sua attenzione. Napolitano definisce l'accaduto un "Fatto politico improvviso e istituzionalmente inquietante" e pone l'accento sull'inopportunità del tentativo del Pdl di fare pressione su di lui per uno scioglimento anticipato delle Camere. Inoltre, invita gli esponenti del Pdl a dimostrare solidarietà verso il leader del loro

Grillo a Napolitano: “Doveva dire no” e lancia l’appello: ”Torniamo alle urne”

13 luglio – L’incertezza nel nome del Movimento 5 Stelle. Grillo porta i toni delle sue Filippiche macedoni in parlamento. Subito dopo aver incontrato il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ecco le dichiarazioni del leader di M5s: "Ho ringraziato Napolitano per la gentile accoglienza e per la sollecitudine - ha detto Grillo -. Gli ho espresso la mia preoccupazione per la condizione economica, sociale e politica del paese. Napolitano è diventato uno scudo, un parafulmine dei partiti che non sono capaci di fare scelte. Doveva e poteva dire no al secondo mandato. Chi oggi è al governo del paese - continua- è responsabile dello sfacelo. Sono gli stessi che hanno distrutto l'economia. Il governo delle larghe intese è stato voluto fortemente dal

Vertice di maggioranza, Monti fa la voce grossa ma non spaventa nessuno

4 luglio 2013 – Gli spettri sul governo Letta aleggiano ed hanno nomi e cognomi. Stavolta a prendere posizione è una parte, la più consistente, di Lista Civica, con Mario Monti che ha capeggiato la protesta. Vuole chiarezza l’ex premier, che ha chiesto che vengano attuate le riforme economiche che si erano promessi quando è nato il governissimo. Punti importanti si sono discussi oggi nel vertice di verifica della maggioranza, un rituale che richiede la presenza dei capigruppo dei partiti a Camera e Senato più, ovviamente, tutti i ministri del governo. Sono stati trattati vari temi come Imu, pare che prima di ferragosto si decida definitivamente cosa fare, finanziamenti pubblici ai partiti e si è analizzata la richiesta del Pdl di saldare immediatamente i

Berlusconi barcolla ma non molla, incontri con Letta e Napolitano

27 giugno 2013 – Il “caso Ruby” è costato caro al cavaliere Silvio Berlusconi condannato a 7 anni ed inibito a vita da qualsiasi pubblico ufficio. Un duro colpo per il primo imprenditore d’Italia che con sé ha visto vacillare anche il governo delle larghe intese. Il Premier Letta ha così convocato Berlusconi a palazzo Chigi per parlare della delicata situazione di governo. “È andata bene - avrebbe detto il Primo Ministro dopo quasi tre ore di colloquio con il numero uno del Pdl - è stata una buona discussione sull'Europa, sul tetto del 3% e sul rilancio dell'economica. Anche la lunghezza dell'incontro mi pare dimostri che non c'è volontà di rompere”. Insomma governissimo salvo, almeno per ora e lo spettro delle elezioni anticipate

Dopo i funerali di Stato il maresciallo Francesco Cetrola, oggi ritorna a Santa Marina

Napoli, 16 maggio – Si sono svolti ieri pomeriggio i funerali di Stato degli otto militari della Guardia Costiera morti nel tragico incidente al porto di Genova, tra cui è rimasto ucciso anche il maresciallo Francesco Cetrola, di 37 anni, originario di Santa Marina, in provincia di Salerno, la splendida località sul golfo di Policastro nel cilentano. Ai funerali erano presenti anche i familiari dell’ultimo disperso, Gianni Jacoviello, le cui ricerche da parte dei sommozzatori sono incessanti, non sospendendole neppure quando tutta Genova si è fermata per dare l’ultimo saluto ai ragazzi della Guardia Costiera fatalmente portati via dall’affetto dei propri cari. La Jolly Nero, non ha fatto sprofondare nelle acque del mare genovese solo la Torre pilota del porto, conosciuto

Napolitano succede a se stesso. E’ di nuovo Presidente della Repubblica

20 aprile 2013 - Alla sesta votazione fumata bianca. E' Giorgio Napolitano  il Presidente della Repubblica. Così hanno deciso i parlamentari riunitisi a Montecitorio. Proprio stamattina dopo le dimissioni di Bersani a causa del flop di Romano Prodi, qualche timido aveva rilanciato l’idea del mandato bis per l’ex Presidente della Repubblica. Grillini in rivolta in ogni dove. Erano entrati in parlamento per proporre facce nuove, per cambiare il paese e rivoluzionarlo ed invece destra e sinistra si sono trovate d’accordo nel nome di Napolitano. Niente Rodotà dunque, nessun D’Alema né Cancellieri, alla fine si è deciso di riaffidarsi al vecchio, mai stanco, condottiero che tanto bene aveva fatto nel suo precedente mandato. Il Movimento 5 Stelle non l’ha digerita proprio. L’urlo “Stefano Rodotà Presidente” è

Bersani si dimette: “uno su quattro ha tradito”. Renzi: “Inevitabili le dimissioni, ora basta giochini”. Napolitano pronto a succedere a se stesso

Una domanda assordante resta ancora senza risposta. Perché no al professore Stefano Rodotà? 20 aprile 2013 - “Uno su quattro ha tradito, è inaccettabile”. Queste le prime parole di oggi del dimissionario Pierluigi Bersani. Il leader del Pd si è dimesso dall’incarico di segretario del partito perché non ha accettato la dipartita di Romano Prodi. Troppe le divisioni interne alla sinistra, ma sono i rischi del mestiere. Lo sapeva bene Bersani dopo la vittoria alle primarie del Partito Democratico. La sinistra non è un’ala politica unita come quella del centro destra. A Silvio Berlusconi basta dire la sua e tutti nel suo partito fanno ciò che ha detto il segretario, alleati compresi. Dal lato opposto, invece, si sviluppano diverse tendenze e il numero uno del

Governo. L’Italia si affida ai “Saggi” scelti da Napolitano.

Roma, 30 marzo - Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, poco prima delle ore 18, con un comunicato, ha reso noto i nomi dei “saggi”, tra cui spiccano Valerio Onida, Luciano Violante ed Enrico Giovannini. Il Presidente, come anticipato nella conferenza stampa delle ore 13,00 ha definito due gruppi di lavoro istituzionale che si riuniranno nel corso della prossima settimana,  per definire, in concerto con i presidenti di tutti i gruppi politici, le proposte programmatiche in materia istituzionale e in materia economico-sociale ed europea. Nel primo gruppo hanno accettato l’invito di Napolitano il professor Valerio Onida, il senatore Mario Mauro, il senatore Gaetano Quagliariello e il professor Luciano Violante. Nel secondo gruppo rispondono all’invito del Presidente il professor Enrico Giovannini, presidente dell'Istat, il professor