Il cancro del mondo

Coffee Break, i Racconti di NapoliTime Ti guardo mentre parli. Ti ascolto quando piangi. Ti stringo quando sospiri. Ti amo quando sorridi. E sai... penso che non c'è più bella cosa in questo mondo del tuo modo di respirare, del tuo modo di ridere o di muovere la bocca, delle tue lacrime. Non c'è cosa più bella che abbracciarti, baciarti, guardarti sotto la luce del sole, caldo ed estivo, che leggero si distende sulla nostra pelle, facendola diventare dorata. Non c'è cosa più bella di questa leggera brezza estiva, che muove le foglie degli alberi, permettendoci di avere una colonna sonora per il nostro film; che muove l'erba, verde e rigogliosa, il nostro fluttuare. E sai, anche se piovesse, anche se tirasse un

Marta, cosa hai fatto?

Coffee Break, i Racconti di NapoliTime Le forchette tintinnavano sopra i piatti con un ritmo irregolare e imprevedibile. Talvolta la cresta delle posate veniva infilzata nella braciola, talvolta veniva poggiata solo di lato alla porcellana per avere un attimo di pausa. Nella stanza riecheggiavano parole neutre di un qualsiasi Tg. Era l’ora di cena e la famiglia si era radunata intorno alla tavola dopo una giornata di grandi impegni. Il padre era seduto a capo tavola. Avido divoratore, era colui che veniva sempre servito per primo. Uomo autoritario e dalla mente sapiente e dotta. Era il dispensatore di consigli, colui al quale rivolgersi ogni volta che qualcosa non andava. “Passami l’acqua”, disse a sua moglie. La madre, amabile casalinga di una bellezza ormai

I filosofi fanno così

Coffee Break, i Racconti di NapoliTime Si legò la cravatta con agitazione. Una gocciolina di sudore gli percorse una parte del viso. Si fermò un secondo a guardare il nodo della cravatta storto e non curato. Sospirò. Sapeva già cosa lo avrebbe atteso quella giornata. Stava cercando di non pensarci, si era ripetuto una decina di volte per un mese intero che doveva stare tranquillo, che avrebbe dovuto rimanere calmo e non perdere le staffe, che tutto sarebbe andato bene. “Tutto andrà bene”, disse, guardandosi allo specchio, ma non vi mise abbastanza convinzione nelle parole e si lasciò andare allo sconforto. Paolo era un filosofo, o almeno avrebbe tanto voluto esserlo. Fin da adolescente era sempre stato affascinato delle correnti filosofiche diverse e

La stanza

Coffee Break, i Racconti di NapoliTime Succede così. Conosci persone che per lungo tempo fanno parte della tua vita e ti riempiono la vita. E poi prendete strade diverse, per un lungo periodo siete divisi. E non si sa come mai, vi ritrovate, per uno strano e stupido gioco del destino, del fato, di Dio, di qualsiasi forza soprannaturale che governa le nostre inutili e insulse vite. Quando sono nata, la stanza dove vivo aveva tutte le pareti bianche. Di un candido biancore spoglio. Mia madre e le mie sorelle si sono adoperate per rendere la stanza più piacevole. Sono arrivate con pennelli e vernice e hanno cominciato a dipingere. Come bambini davanti ad un foglio di carta. Il verde del prato. Il giallo del

Le ceneri di Elena

Coffee Break, i Racconti di NapoliTime  E’ lunedì pomeriggio, il lunedì più brutto della mia vita. Ho qui davanti a me le ceneri di mio marito Carlo, morto giovedì in un brutto incidente d’auto. E’ stato un colpo dritto al cuore, avrei scommesso che saremmo invecchiati insieme, che la prima ad andarsene sarei stata io, pigra un po’ grassottella, sempre svogliata ed invece, al ritorno del solito giro che faceva ormai da anni in bici, è stato falciato da un auto, guidata da una signora distrattamente sorpresa al cellulare. Sono seduta al tavolo di cucina abbracciata a quel che rimane di Carlo, quando il suo cellulare avvisa festoso che c’è un messaggio. Salto sulla sedia dallo spavento, mi alzo e prendo il

Ciliegi rosa, in cucina

Coffee Break, i racconti di NapoliTime  La piccola stanza dell’ospedale, nel reparto di ortopedia è a nostra completa disposizione, la gentilissima infermiera mi ha detto che posso anche dormire qui, visto che è libera, cosa che certamente farò, non lo lascio mio marito da solo! Lui mi guarda dal suo letto, con un busto rigido e il femore rotto. Io gli restituisco lo sguardo e mi sento profondamente in colpa, se è in queste condizioni, la colpa è solo mia! Quello che mi consola è che nei suoi occhi non vedo un atto di accusa ma, al contrario, mi sembra di scorgere un lampo di divertimento, nonostante la rottura delle rotture. Ai medici del pronto soccorso, non l’abbiamo certo raccontata giusta, ci siamo vergognati. Abbiamo detto

L’espiazione di Graziana

Coffee Break, i Racconti di NapoliTime Sto leggendo l'e-mail che pare uscita da un messaggio in bottiglia, ritrovato dopo anni che vagava in mare... Mi stupisco, vado su Facebook per scoprire se chi mi ha scritto ha preso da lì il mio indirizzo di posta ed in effetti, sciocca che sono, è lì in bella vista, domani bisogna che mi ricordi di toglierlo. Leggo e rileggo il messaggio, alquanto conciso devo dire, ma che ha scatenato un terremoto dentro me. "Ciao, sono Manuele, sono in città fino a domenica e vorrei incontrarti al bar progresso sabato alle ore 18". Fine del messaggio, due righe e stop. Eppure ha avuto il potere di gettarmi nel panico, di farmi stare male come l’estate di

La cattiva madre

Coffee Break, i Racconti di NapoliTime  Sono qui fuori dal pronto soccorso, fumo una sigaretta dietro l’altra, cazzo! Non mi sono mai vergognata così tanto. Sono sporca, ho le mani sporche, le unghie nere, sicuramente il mio odore sarà schifoso e al di là delle barriere del pronto soccorso c’è mia figlia Bea, Beatrice, di due anni che forse muore per colpa mia. Sono una cattiva madre. Non so nemmeno di chi è figlia! È di uno dei tanti con i quali vado per soldi, per avere sempre la mia dose quotidiana, la mia unica religione. Mi faccio e per farmi faccio la puttana. La faccio in strada, con Bea nel seggiolino, faccio servizietti veloci dando un’occhiata via via all’auto e rientrando al

Il dubbio di Silvana

Coffee Break, i Racconti di NapoliTime Sto suonando il campanello di una casa signorile, in pieno centro di Napoli. Al di là del portone che mi verrà aperto, troverò e conoscerò per la prima volta mia madre. Sono stata una bambina adottata, l’ho saputo presto, prima di affrontare la scuola e il mondo fuori dalle mie mura protettive. I miei genitori adottivi, brave e ruvide persone, non mi hanno mai mentito, mi presero ancora in fasce qui a Napoli all’orfanatrofio Di Cardito nel 1945, nel primissimo dopoguerra. Sono cresciuta a Teramo con loro, ora li ho seppelliti tutti e due. Siamo stati bene insieme, mi hanno fatto studiare e mi hanno sempre circondata di silenzioso affetto, ma adesso sono rimasta sola, non mi

Elisabetta dagli occhi blu

Coffee Break, I Racconti di NapoliTime Mi stavo godendo l’ultima serata dell’anno, stravaccata sul divano , coi piedi sul tavolo da fumo avvolti in un plaid caldissimo, la tv accesa su un film che io e Marco avevamo serbato proprio per una serata speciale, e questa lo era per definizione. La luce soffusa in salotto, dolcemente intercalata dalle lucine dell’albero di natale donava alla stanza un senso di piacevole calore, lo stesso che sentivo in quella serata, felice accanto al mio amore. Unico neo che a volte mi distraeva dalla beatitudine,  arrivava dal fatto che proprio quella sera ero reperibile e l’ultimo dell’anno  presenta sempre situazioni a rischio, ma proprio non volevo pensarci. Ero una dottoressa fresca di laurea e

Un nome, un destino

Coffe Break, i Racconti di NapoliTime  Quella mattina di fine settembre, come al solito, stavo facendo le pulizie nella mia piccola pensione. Si chiama “La Fiorita” la mia pensioncina, è solo un 2 stelle, ma è pulita e dignitosa. Ha dieci camere e ognuna porta il nome di un fiore ed è mia cura far trovare per ognuna di loro un lieve profumo. La camera Viola quindi profuma di violetta, la camera Rosa profuma di rose, nella Ciclamino sembra di entrare in un bosco odoroso e, grazie anche alla posizione strategica (si trova vicino all’ospedale) il lavoro non mi manca. Quella mattina, appunto, nella camera Iris, che si trova vicino al portoncino, dovevo solo spolverare perché era già tutto pulito, lenzuola immacolate,

Donna Giuseppina

Coffe Break, i Racconti di NapoliTime Questa è una storia reale, come un milione di altre storie ancora non raccontate. Una storia che narra di una madre, di una nonna, della donna: l’unico vero eroe della vita di tutti i giorni. Donna Giuseppina nacque nel ’24. Mosse i primi passi nel primo dopo guerra e durante la seconda guerra imparò a correre, lo fece per necessità, scappando tra le macerie di una città devastata dalle bombe, in cerca di rifugio e cibo per sopravvivere. Ed è tra le macerie di quell’incubo che conobbe Giuseppe, innamorandosi per la prima ed unica volta. Lei e Giuseppe si sposarono dopo la fine della guerra, quando l’economia non era crisi, ma un’astrazione pura. Ebbero dieci figli,

Una bella giornata

Coffee Break, i Racconti di NapoliTime Decisi di uscire presto di casa poiché era una bella giornata. Il sole splendeva e l’aria era fresca e gradevole. Mi preparai facendo una doccia veloce ed indossai degli abiti comodi, presi il caffè velocemente ed uscii. Avevo in mente di girare tutta la città, arrivare con la macchina in centro e poi proseguire a piedi per una lunga e piacevole passeggiata fino a raggiungere il mare. Ero già fuori dal palazzo quando raccolsi le chiavi dell’auto dalla borsa. Un odore nauseante mi disgustò a tal punto da avere conati di vomito, mi accorsi che era colpa della spazzatura, con i cassonetti ancora pieni poiché nel mio quartiere la gente era solita gettare l’immondizia la mattina

Una storia piccola

Coffee Break, i Racconti di NapoliTime Oggi vi racconterò una storia, una piccola storia fatta di piccole meschinità, la mia storia. Io e Elisabetta eravamo amiche da sempre, avevamo 4 o 5 anni quando un bizzarro caso ha fatto conoscere noi e le nostre famiglie. Lei stava per essere investita dalla 850 Fiat guidata da suo padre, che andava in retromarcia e non l’aveva vista, quando il mio babbo, che passava di lì per caso, capì all'istante cosa stava per succedere si lanciò verso di lei, la prese al volo e la salvò dall’urto. Da allora abbiamo condiviso un importante e lungo cammino di vita. Mi ricordo che prendevamo in affitto per un mese la casa al mare a Follonica; ci