#VentiRighe – Ottimismo economico. Disoccupazione sotto il dieci per cento

C’è del nuovo nella fondamentale casella del trend della salute economica italiana. Dice con cenni inediti di ottimismo che il tunnel buio della crisi strutturale è a un passo da tornare alla luce, all’allineamento paritario con l’Europa in salute I numeri della disoccupazione lasciano il drammatico undici per cento e oltre, che ha fatto indossare la maglia nera al Paese, in scomoda condivisione con la derelitta Grecia. Manifestano apprezzamento gli industriali e dovrebbero condividerlo i sindacati, ma più di tutti i detrattori dei governi affidati alle cure del ministro Padoan, che a più riprese si è detto certo dell’uscita dal baratro della crisi. Ad alimentare l’ottimismo interviene il rapporto sull’economia della Camera di Commercio, con l’annuncio della ripresa e le analisi

ConfimpreseItalia, preoccupazione per la frenata del PIL. Perrotta: “Calo dei consumi, a pagare sono le piccole e micro imprese”

I danni per il Commercio e l’Artigianato e il rischio di una nuova stretta fiscale e criteri ulteriormente stringenti per l’accesso al credito La “crescita zero” del PIL, il calo dei consumi e l’impennata del debito pubblico costituiscono un mix micidiale per le piccole e medie imprese, in particolare nei settori dell’artigianato e del commercio, già penalizzate da alti costi di gestione e dalle difficoltà di accesso al credito. Lo afferma ConfimpreseItalia commentando la nota congiunturale ISTAT sul secondo trimestre 2006. “In particolare – sottolinea Vincenzo Perrotta, della Giunta nazionale dell’Organizzazione con delega alla lotta all’illegalità, usura e “caro fitti” – questo scenario può rivelarsi micidiale sulle già scarse possibilità di ripresa delle piccole imprese, che rappresentano il fitto tessuto dell’economia italiana”. Secondo Perrotta, infatti,

Flebili segnali di ripresa al Sud: Pil a +0,2% nel 2015, +1% nel 2016

L’economia del Mezzogiorno mostra segnali di ripresa. Lo sostiene una ricerca condotta da Confindustria e dal SRM, il Centro Studi collegato al Gruppo Intesa San Paolo. Nel 2015 il Prodotto interno lordo delle regioni meridionali dovrebbe crescere dello 0,2% e nel 2016 dell’1%. La crescita rimane comunque, in tutte e due i casi, inferiore a quella del resto del Paese Roma, 31 dicembre - Segnali di ripartenza per il Sud, infatti secondo le stime di Confindustria e SRM (centro studi collegato al gruppo Intesa Sanpaolo), il PIL dovrebbe tornare a salire dello 0,2% nel 2015 e in maniera un po' più robusta nel 2016 (+1%). La crescita attesa è comunque in entrambi i casi inferiore a quella del resto del Paese. Per quest'anno ormai

Rapporto Svimez 2015: Sud Italia peggio della Grecia, i dati della crisi

E' preoccupante il quadro delineato dal Rapporto Svimez sull'economia del Mezzogiorno del 2015: i dati sulla crescita del Sud Italia sono i peggiori in Europa, addirittura anche della Grecia. Il "Bel Paese" è letteralmente spaccato in due con il rischio per il meridione di desertificazione industriale e di sottosviluppo permanente. Oltre al calo dell'occupazione, degli investimenti e dei consumi il Mezzogiorno è interessato anche da uno storico crollo delle nascite che nei prossimi anni condurrebbe ad uno stravolgimento demografico Roma, 30 luglio - L'Italia? un Paese spaccato in due dove il Sud arretra sempre  di più ed è sempre più lontano dal Centro-Nord e dall'Europa, risucchiato nel vortice di una crisi senza fine. Il rischio per il Mezzogiorno d'Italia è che

Pressione fiscale al 43,5% del Pil, l’economia italiana ristagna

La Corte dei Conti lancia l'allarme: tasse troppo alte e crescita lontana Pressione fiscale troppo alta, soprattutto in confronto alle medie dell’UE. Questo quanto emerge dalle parole di Enrica Laterza, presidente di Coordinamento delle Sezioni riunite della Corte dei Conti. Nel 2014 la pressione fiscale è arrivata a livelli altissimi. Si parla del 43,5% del Pil, 1,7 punti in più rispetto alla media dei Paesi dell'Eurozona. L’allarme scatta in particolare per i programmi di spending review rafforzato con l’ultima Legge di stabilità, che potrebbero essere a rischio, a causa della "forte rigidità" del sistema pensionistico e tenuti conto i margini di risparmio sempre più stretti su redditi da lavoro e consumi intermedi. Le cattive notizie non finiscono qui per gli italiani: Ignazio Visco,

La recessione è terminata. Lo dice l’Istat

Incremento del Pil dello 0,7% già da quest'anno e riduzione della disoccupazione nel prossimo triennio Dopo un triennio, l’Istat intravede una netta ripresa ed afferma che la recessione è terminata. La nota ottimistica dell’istituto di statistica è lungimirante; essa arriva infatti fino al 2017, sulla scia del recupero del reddito disponibile, del calo della disoccupazione e della crescita della domanda interna. Nell’anno in corso, si prevede un aumento del PIL dello 0,7%, in termini reali, al quale seguirà una crescita dell’1,2% nel 2016 e dell’1,3% nel 2017. In concomitanza, vi sarà una moderata riduzione del tasso di disoccupazione, che giungerà a al 12,5% quest’anno, al 12% nell’anno venturo e all’11,4% nel 2017. Quest’anno, inoltre, i consumi privati registreranno una crescita pari allo 0,5%,

Corte dei Conti, Squitieri: “Il pericolo più serio per la collettività è l’assuefazione al malaffare”

Secondo i magistrati contabili: “Crisi economica e corruzione procedono di pari passo, in un circolo vizioso” Non usa parole tenere, il presidente della Corte dei Conti Raffaele Squitieri, all'inaugurazione dell'anno giudiziario tenutosi a Milano, due giorni fa. Nel giorno più importante a livello istituzionale per la magistratura contabile e davanti alle più alte cariche dello Stato, tra cui il Presidente del Senato Piero Grasso e il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Squitieri avverte: “Il pericolo più serio per la collettività è una rassegnata assuefazione al malaffare, visto come un male senza rimedi”. Lo fa sottolineando, come “crisi economica e corruzione procedano di pari passo, in un circolo vizioso, nel quale l'una è causa ed effetto dell'altra”. Un'illegalità che nel paese tra i più corrotti

Istat: il Pil disegna un enorme divario tra Nord e Sud

33.500 euro di Pil per gli abitanti del Nord contro i 17mila e 200 del Sud 9 febbraio – I dati resi noti dal Report Istat del 2013 in merito ai conti economici territoriali, evidenziano un enorme divario tra Nord e Sud per il Pil pro capite. Svetta il Nord-Ovest con 33,5 mila euro, contro i 17,2 mila euro registrati nel Mezzogiorno. Come evidenziato nel report stesso, il Sud “presenta un differenziale negativo molto ampio. Il suo livello è inferiore del 45,8% a quello del Centro-Nord, quindi praticamente dimezzato”. In particolare, nel corso del 2013 il Pil è diminuito rispetto al 2011 in quasi tutte le regioni d’Italia, eccezion fatta per la città di Bolzano e per la Campania. Proprio a Bolzano il Pil pro

Crolla il Pil, avanza il debito pubblico

Il 2013 chiude con un rapporto fra debito e pil al 132,6%, in crescita di oltre 5 punti percentuale rispetto al 127% del 2012 Lo rileva l'Istat precisando che si tratta del livello più alto dal 1990. Lo scorso anno, il Prodotto interno lordo è diminuito dell'1,9%: con la caduta dell'ultimo anno il Pil è sceso leggermente sotto i livelli del 2000. Il debito pubblico ha registrato un nuovo record, inferiore rispetto alle previsioni nefaste fatte dal governo Letta nel Def, ma comunque a livelli record, siamo arrivati al 132,6%, mai raggiunto prima.  La spesa per gli alimentari è caduta del 3,1% e così i consumi per alimentari e bevande non alcoliche toccano il livello più basso da sempre, ovvero da quando sono

Il Governo Monti accantona l’ipotesi di accorpare le festività. Non ci sono benefici economici. Restano i ritardi e l’inefficacia delle azioni a sostegno del Turismo.

"L’idea di un accorpamento delle festività, credo che sia stata accantonata per sempre perché, anche a mio giudizio, tocca nel profondo gli italiani". Ecco le parole del Ministro per il Turismo e lo Sport, Piero Gnudi, che ai microfoni di Radio Anch’io, il 16 agosto scorso, ha chiarito l'attuale posizione del Governo. E in effetti, "l'idea" lanciata un anno fa dall'allora Ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, di accorpare le festività laiche e religiose aumentando così i giorni lavorativi a favore di un'eventuale crescita del PIL, "toccò" milioni di italiani scatenando un forte dissenso. Sia da un punto di vista simbolico, che pratico, la riunione al lunedì o al venerdì più vicino alle festività del 25 aprile, il 1° maggio ed il 2 giugno,

Guerra economica e controllo sociale “made in USA”. Fantapolitica o rischio reale?

Ancora un declassamento nei giorni scorsi per le banche italiane da parte dell’Agenzia Moody’s (una delle tre sorelle del rating mondiale insieme a Standard&Poor’s, e Fitch). Moody’s è controllata da grandi fondi di investimento americani e da Warren Buffet, potentissimo finanziere americano che ha ultimamente dichiarato: ”le banche americane sono in una posizione molto più forte rispetto a quelle europee. E questo anche grazie alle azioni decise dell'ex segretario al Tesoro, Henry Paulson, e del presidente della Fed, Ben Bernanke. Le banche americane hanno una liquidità che gli esce dalle orecchie” (ANSA). Ma intanto la JP Morgan, la più importante banca americana, e prima società finanziaria mondiale, annuncia un buco di 2 miliardi di dollari persi in appena sei settimane, ma