Una particolarissima arringa in difesa dell’emarginato “sedere”, lunedì nella piazzetta della Chiesa Nuova
Lunedì 7 agosto, alle 21,00, nella Piazzetta della Chiesa Nuova, la programmazione del Positano Teatro Festival si conclude con l’atteso e irriverente humor di Massimo Andrei, con lo spettacolo “Fenomenologia del culo ovvero le natiche chiamate in giudizio“, di cui è autore e interprete in scena.
Fenomenologia è lo studio dei fenomeni pragmatici ed anche teorici di un entità, ma anche di un soggetto o di un oggetto o di un idea. In questo caso si tratta di un organo. Un organo che viene osservato scientificamente: il nostro “sedere”. Sempre che si riesca a considerarlo un organo, visto che l’opinione pubblica non lo tiene nella giusta considerazione… e nella giusta definizione. Perché tutti i fenomeni scaturiti dalle azioni dell’imputato sono considerati una vergogna? Perché ci si vergogna addirittura della sua presenza nuda? Perché l’imputato e il suo mondo è un tabù? La Difesa prova a combattere lo stigma che esiste nei confronti dell’imputato Culo, perché ancora oggi lo stigma è forte e grave. L’arringa dell’avvocato Giovanni Rambone, forte, concisa, corredata di documenti, videotestimonianze e testimoni dal vivo, potrebbe sembrare follia pura… comica affabulazione, ma è pura riflessione che tutti prima o poi dovremmo fare. Ci si prepari una risposta a tanta discriminazione sul culo.
Note di regia di Massimo Andrei – “Il posteriore è metafora di discriminazione, una discriminazione che noi facciamo nei suoi confronti rispetto ad altri nostri organi. Io, perciò, in sua difesa, ho ideato questo spettacolo “Fenomenologia del Culo” che altro non è che una vera e propria arringa che, in un’aula di tribunale, un avvocato penalista Guglielmo Giovanni Rambone, tiene per difendere un emarginato: il culo, per l’appunto, accusato del grave reato di lesione. Durante il processo, interverranno anche dei testimoni: oltre all’avvocato difensore, infatti, interpreterò i personaggi della signora Quarantatrè ed il cantastorie Filippo Scruttendio .
“Oltre a divertire, io mi auguro che “Fenomenologia del culo” porti il pubblico a fare una riflessione sui nostri comportamenti. Non è la prima volta che la mia scrittura si occupa di emarginazione: è già accaduto con gli quali gli immigrati o i “femminielli”. Pronuncerò più volte, in scena, la parola culo, ed in qualche modo già questo servirà, in qualche modo, a sdoganarlo dall’abituale uso che la parola assume da sempre: sia per scherno o per buon auspicio, liberandola anche dall’imbarazzo che solitamente la circonda.
“Sono grato al Positano Teatro Festival perché mi permette, ancora una volta, di allestire uno spettacolo da me scritto, e che, alla luce delle trattative in corso con una sala napoletana, spero di poter far girare nella prossima stagione, miei impegni cinematografici permettendo. “