Il procuratore di Napoli replica alle polemiche nate dopo lo scontro con un quotidiano durante il dibattito sul referendum sulla giustizia: “Valuterò azioni legali contro chi ha leso la mia immagine”

Scoppia la polemica politica e mediatica attorno al procuratore di Napoli Nicola Gratteri, finito al centro di un nuovo scontro pubblico legato al dibattito sul referendum sulla giustizia previsto per il 22 e 23 marzo. La bufera è nata dopo la ricostruzione pubblicata dal quotidiano Il Foglio, secondo cui il magistrato avrebbe detto che “dopo il referendum faremo i conti”, frase interpretata da alcuni come un attacco o una minaccia nei confronti dei giornalisti. L’episodio ha subito scatenato reazioni politiche e istituzionali. Dal centrodestra sono arrivate critiche molto dure: diversi esponenti hanno parlato di dichiarazioni inaccettabili da parte di un magistrato e hanno invocato il rispetto della libertà di stampa. Anche alcuni rappresentanti dell’opposizione hanno espresso preoccupazione per i toni dello scontro.
La vicenda si inserisce in un clima già teso sul tema della riforma della giustizia e del referendum, su cui Gratteri nelle scorse settimane aveva espresso posizioni molto critiche, alimentando un duro confronto politico e istituzionale. Di fronte alle polemiche, il procuratore ha però respinto le accuse e ha chiarito il senso delle sue parole. Gratteri ha spiegato di essere abituato agli attacchi e di conoscere bene cosa significhi vivere sotto pressione: “So bene cosa significa essere bersaglio di minacce”, ha dichiarato, sottolineando di non voler essere strumentalizzato nel dibattito politico.
Il magistrato ha quindi annunciato che sta valutando eventuali azioni legali. Secondo quanto spiegato, la legge consente 90 giorni per presentare una querela penale e fino a cinque anni per un’azione civile, e non è escluso che possa procedere contro chi, a suo avviso, avrebbe leso la sua immagine. Per ora la polemica resta aperta, mentre dal fronte politico continuano le prese di posizione. L’ultima parola, però, potrebbe arrivare nelle aule giudiziarie se il procuratore deciderà davvero di presentare querela.
