Stefano Graziano, indagato con l’accusa di aver favorito il clan dei casalesi, si autosospende dal Pd

Dalle intercettazioni emergono nuovi particolari circa i rapporti che il presidente del Pd Campano e consigliere regionale avrebbe intrattenuto con uomini ritenuti vicino al clan

Stefano_GrazianoNapoli, 27 aprile – “Nell’esprimere la massima fiducia nell’operato della magistratura, con grande sofferenza, comunico la mia autosospensione dal Partito Democratico in attesa di chiarire, al di là di ogni generico sospetto, la mia posizione”. E ancora: “Ho sempre agito, nel corso della mia carriera politica nel pieno rispetto dei principi di trasparenza e legalità, per me imprescindibili regole di vita. Pertanto ho conferito mandato al mio legale di attivarsi presso la Procura napoletana perché al più presto venga fissato un interrogatorio nel corso del quale potrò fornire ogni spiegazione sui fatti che l’Autorità giudiziaria riterrà di dover approfondire, confermando la mia totale estraneità a qualsiasi vicenda illecita”. Lo scrive il presidente del Pd Campano e consigliere regionale, Stefano Graziano, nell’annunciare l’autosospensione dal partito, a seguito dell’indagine dalla Dda di Napoli che lo vede coinvolto. Secondo gli inquirenti, che ipotizzano il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, Graziano sarebbe il “punto di riferimento politico ed amministrativo” del clan dei Casalesi, fazione Zagaria.

L’ipotesi investigativa nasce da alcune intercettazioni telefoniche tra due degli arrestati, Alessandro Zagaria – nessuna parentela col boss, ndr – e l’ex sindaco di Santa Maria Capua Vetere Biagio Di Muro, circa la necessità di garantire appoggio elettorale a Graziano. Quest’ultimo si sarebbe attivato – circostanza non ritenuta illecita dagli inquirenti, ndr – per favorire il finanziamento dei lavori di consolidamento di Palazzo Teti, al centro dell’inchiesta. Non solo, ci sarebbero documenti – fotografie e video, ndr – che attestano i “plurimi incontri tra Graziano e Zagaria”, quest’ultimo ritenuto un imprenditore vicino ai casalesi. Scrivono i pm della Dda di Napoli: “Dalle indagini è emerso che Stefano Graziano ha chiesto ed ottenuto appoggi elettorali, con specifico riferimento all’ultima elezione per il rinnovo del Consiglio regionale. Un impegno elettorale chiesto e ottenuto con l’impegno da parte del politico di porsi come stabile punto di riferimento politico ed amministrativo dei casalesi, fazione Zagaria, di cui Alessandro Zagaria è risultato appartenere”.

Quanto alle intercettazioni, scrive il gip Maria Laura Alfano: “Zagaria mostra di attivarsi direttamente per sostenere la campagna elettorale di un candidato alle competizioni elettorali di quel periodo (tale Graziano, candidato per il Consiglio regionale) e di questo fatto rimprovera Di Muro che, a suo dire, non si sta attivamente impegnando”. Tra le conversazioni registrate, scrive ancora il gip, “si fa esplicito riferimento all’appalto relativo alla ristrutturazione del Palazzo Teti Maffuccini e all’aiuto che Graziano dovrebbe fornire affinché il finanziamento possa essere trasferito da un capitolato di spesa a un altro consentendo margini di tempo meno ristretti rispetto al precedente e scongiurare la perdita del finanziamento. Dalla stessa conversazione emerge il nome di Alfonso Salzillo, consigliere comunale di Santa Maria arrestato in esecuzione di una ordinanza emessa il 30 marzo scorso per associazione camorristica”.

Sull’incarico ricoperto da Stefano Graziano a Palazzo Chigi, fonti dell’esecutivo sottolineano come il governo Renzi non abbia rinnovato alcun ruolo all’ex deputato perché tale impegno, assunto sotto il governo Letta, aveva una durata di un solo anno, dal 31 dicembre 2013 al 31 dicembre 2014, termine in cui l’incarico è cessato senza essere confermato.

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