Referendum e “clientele scientifiche”, De Luca indagato per istigazione al voto di scambio

La Procura di Napoli ha aperto un fascicolo a carico di De Luca per istigazione al voto di scambio. Sotto la lente degli inquirenti le parole pronunciate dal governatore a un incontro sul referendum con alcuni sindaci

Napoli, 14 dicembre – Il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, è indagato per istigazione al voto di scambio. Sotto la lente degli inquirenti le parole pronunciate da De Luca a un incontro sul referendum con 300 amministratori considerati a lui vicini. In quell’occasione, De Luca invitò il sindaco di Agropoli Franco Alfieri, a promettere “fritture di pesce e giri in barca” per far votare al referendum (vai all’articolo).

Il pm Stefania Buda ha, dunque, aperto il fascicolo con l’ipotesi di istigazione al voto di scambio. In un primo momento si procedeva per “fatti non costituenti notizie di reato”. Ora invece, con l’apertura del modello 21, che prevede una ipotesi di reato e un presunto responsabile, gli inquirenti potranno ascoltare persone, acquisire documenti e disporre atti di indagine.

Il pm Buda ha già ascoltato Paolo Russo, portavoce di De Luca e indicato da quest’ultimo come destinatario dei “fax da inviare” con il numero delle persone incontrare in campagna elettorale e una indicazione più o meno precisa del numero dei voti che si prevedeva di raccogliere per la riforma Renzi-Boschi. Il portavoce di De Luca ha negato che quei fax siano stati mai inviati e ha ridimensionato le affermazioni di De Luca, insistendo sulla natura goliardica delle sue parole.

Potrebbero essere ascoltati nei prossimi giorni anche i responsabili del comitato referendario campano per il Sì: Piero De Luca e Francesco Nicodemo. E poi verrà convocato anche Franco Alfieri, di cui De Luca parlò come l’uomo delle “clientele scientifiche”.

De Luca, all’inaugurazione di tre reparti dell’Ospedale del Mare, non ha voluto commentare la notizia delle indagini a suo carico. Si è limitato a dire: “Quando hai la coscienza tranquilla si va avanti oppure qui moriamo di avvisi di garanzia mentre i cittadini non hanno neanche i servizi essenziali”.

“Questa indagine nasce anche dall’esposto che il Movimento 5 Stelle ha presentato, lo scorso 23 novembre, all’attenzione della Procura della Repubblica di Napoli”, ha commentato la consigliera pentastellata Valeria Ciarambino. “Il presidente De Luca – ha aggiunto – è un abile manipolatore della comunicazione e ha tentato, anche ieri in Consiglio regionale, di ridimensionare la vicenda con la storiella della battuta goliardica sulla frittura di pesce. Abbiamo ritenuto invece che – ha concluso Ciarambino – ci fossero elementi di estrema gravità e abbiamo svolto il nostro dovere prima come cittadini e poi come portavoce dei cittadini nelle istituzioni, segnalando la vicenda alla Procura”.

“Credo sia un atto duvuto che si accerti quanto accaduto in alcune giornate della campagna referendaria” ha commentato il sindaco di Napoli Luigi de Magistris. “Mi sembra corretto che ci siano delle verifiche giudiziarie perché quello che abbiamo ascoltato e visto in questa campagna elettorale è andato molto oltre la dialettica politica”. De Magistris, ha rimarcato la sua posizione “distante dal punto di vista politico dal metodo, dal contenuto, dalla forma e dai toni con cui alcuni hanno cercato di orientare il voto verso il Sì in questa campagna referendaria”. Secondo il primo cittadino partenopeo, il 4 dicembre “la gente ha guardato molto più lontano e non sono bastati gli appelli a fritture di pesce per condizionare un voto che è stato inequivocabile in favore del No e che ha dato una bella batosta all’accoppiata Renzi-De Luca”.

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