Tesseramento Pd, Emiliano: “Caso Napoli? Il tesseramento va rivisto”

I candidati alla segreteria commentano l’ultimo scandalo che ha investito il Pd Napoli: quello sul tesseramento gonfiato

Napoli, 2 marzo – “Penso che una prova muscolare e finanziaria come quella del tesseramento vada rivisita”. Lo ha affermato Michele Emiliano, governatore della Puglia e candidato alla segreteria nazionale del Partito Democratico, commentando l’ultimo scandalo, in ordine di tempo, che ha investito il Pd Napoli: quello sul tesseramento irregolare (vai all’articolo).

L’altro candidato alla segreteria Dem, il guardasigilli Andrea Orlando, ha rivendicato di aver denunciato da tempo che “in una situazione organizzativa precaria” e con un congresso convocato in tempi stretti “si potessero verificare irregolarità”. Orlando ha chiesto di vigilare e ha accusato Renzi, affermando “la rottamazione evidentemente non si è realizzata, visto che sempre gli stessi gestiscono il partito”. Inoltre ha promesso  di non presentare liste in quelle realtà dove ci sono stati casi di tesseramenti sospetti, perché “non voglio voti che non si sa da dove vengono”.

Insomma, oltre 400mila iscritti al Pd quest’anno (più 5% sul 2016) ma anche un mare di polemiche. Non solo a Napoli, perché altri casi di tesseramenti irregolari sono stati segnalati in Calabria e in Sicilia, oltre che nella Puglia di Emiliano dove i renziani di Lecce hanno accusato i dalemiani di voler influenzare le primarie: secondo una segnalazione giunta alla commissione Congresso del partito hanno rinnovato la tessera Pd anche persone che hanno aderito al movimento ConSenso di Massimo D’Alema. A San Severo, in provincia di Foggia, l’eurodeputata dem Elena Gentile ha accusato: “150 migranti in fila per prendere la tessera”. Ma i Dem locali hanno replicato: “Si tratta di 11 migranti regolari, esercitano il loro pieno diritto”.

Tornando al tesseramento sospetto a Napoli c’è un nome, quello di Michel Di Prisco, salito agli onori della cronaca già nel 2011, quando quest’ultimo fu collegato a un’affluenza sospetta al seggio di via Ianfolla per le primarie Pd vinte da Andrea Cozzolino. Una vittoria non riconosciuta dal Pd, che decise di annullare tutto. Il nome di Di Prisco torna alla ribalta in queste ore grazie a un video pubblicato dal quotidiano La Repubblica, nel quale si sente un gruppo di donne fare il suo nome e indicarlo come l’uomo “che sta dando 10 euro a persona per far parte del partito”. Lui, sentito dal Corriere della Sera, si difende: “Non ho dato un euro a nessuno. Sono immagini schifose”. E attacca il Pd: “Non vogliono rinnovare, devono andare via tutti i vecchi. Sono per i giovani (Di Prisco tifa per Renzi, ndr), già io sono il passato”.

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