Dalle prescrizioni comperate con mazzette e iPad al ruolo dei CAF: così la rete di medici e officine convenzionate ha prosciugato per anni le casse del Servizio Sanitario Nazionale

Napoli, 30 settembre 2026 – Un ingranaggio ben collaudato che per quasi sette anni ha trasformato la sanità pubblica in un bancomat privato. L’ultima inchiesta della Procura di Napoli scoperchia un sistema sistematico di truffe ai danni del Servizio Sanitario Nazionale, mettendo sotto la lente d’ingrandimento un giro d’affari milionario legato alla fornitura di protesi, busti e scarpe ortopediche mai davvero necessari o destinati a pazienti del tutto ignari.
Al centro delle indagini condotte dai Carabinieri del NAS ci sono 109 persone, tra medici di strutture pubbliche e convenzionate delle ASL di Napoli e Caserta, titolari di officine ortopediche, dipendenti di Centri di Assistenza Fiscale e persino intermediari improvvisati. Il meccanismo era semplice quanto spregiudicato: i CAF fornivano i dati anagrafici di cittadini inconsapevoli, i medici compilavano le ricette per ausili ortopedici costosi e le sanitarie compiacenti incassavano i rimborsi statali.
In cambio dell’invio costante di clienti e prescrizioni, i camici bianchi venivano “ringraziati” con buste di contanti e dispositivi tecnologici di ultima generazione, come smartphone e tablet. Una fitta rete corruttiva per la quale la Procura ha avanzato ben 87 richieste di misure cautelari, contestando reati che vanno dall’associazione per delinquere alla truffa aggravata ai danni dello Stato, fino alla corruzione e al falso ideologico. Un duro colpo a un sistema che, invece di tutelare la salute pubblica e chi ne ha reale bisogno, ha alimentato per anni un mercato ombra sulla pelle della collettività.
