Inchiesta “Listopoli” a Napoli, indagato Gennaro Mola (Pd)

Mola, compagno della Valente, sarà ascoltato dai pm martedì

Napoli, 16 febbraio – Anche Gennaro Mola, esponente del Pd napoletano e marito di Valeria Valente, candidata del centrosinistra alle Elezioni comunali di Napoli dello scorso giugno, è finito nel registro degli indagati nell’inchiesta della Procura di Napoli sui candidati a loro insaputa, quella che mediaticamente è stata ribattezzata “Listopoli” (vai all’articolo). A fare il nome di Mola, dichiarando che quest’ultimo gli avrebbe consegnato il verbale con i nominativi da vidimare, sarebbe stato il consigliere comunale Salvatore Madonna (Pd), fino a ieri unico indagato.

Mola, ex assessore ai rifiuti della giunta Iervolino, ha affermato al quotidiano Metropolis: “Sono sereno perché ho la coscienza a posto. I padri politici mi hanno insegnato che quando ci si comporta onestamente non si ha nulla da temere. Ho piena fiducia nella magistratura. Da sempre ho dato la mia massima collaborazione per fare luce su questa vicenda”.

L’inchiesta sui candidati a loro insaputa è iniziata quando Federica D.S, 23 anni, ha scoperto di essere stata candidata alle Elezioni Comunali di Napoli vedendosi recapitare una lettera della Corte di Appello in cui le veniva chiesto di presentare il rendiconto delle spese e dei contributi elettorali, pena una multa da 100mila euro. Ben presto sono spuntati altri candidati a loro insaputa, come l’avvocato Donatella Biondi. A oggi sono 9 i candidati a loro insaputa: i casi riguardano la lista Napoli Vale a sostegno della candidata sindaco del centrosinistra, Valente.

Il pm Stefania Buda, titolare dell’inchiesta, vuole capire per quale motivo sono state inserite nelle liste persone ignare. Se si sia trattato di una decisione politica, perché ad esempio mancavano i candidati oppure se ci fosse un problema di quote rosa. Importante sarà capire anche chi ha procurato i dati anagrafici dei candidati ignari. Dati che dalle indagini sono risultati autentici, altrimenti la Corte di Appello non avrebbe potuto inviare le lettere con le quali veniva chiesto ai candidati di presentare la rendicontazione delle spese. Presto potrebbero finire nel registro degli indagati altre persone, come quelli che hanno autenticato le firme, poiché è emerso che anche i candidati consenzienti non hanno firmato alla presenza dei pubblici ufficiali, come prevede la legge.

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