Trasporti fermi, cortei e tensioni in città: chiusa la linea 1 della metro e disagi anche alla stazione centrale, i manifestanti raggiungono il porto chiedendo lo stop alle armi verso Israele

Napoli ha vissuto oggi, 3 ottobre 2025, una giornata di forte tensione e mobilitazione. Lo sciopero generale, indetto a livello nazionale per esprimere solidarietà alla popolazione di Gaza e contro l’invio di armi da parte dell’Italia, ha portato in strada migliaia di persone. Nella sola città partenopea si stimano circa 40.000 manifestanti, un corteo imponente che ha preso il via da piazza Garibaldi per poi dirigersi verso il centro e infine deviare in direzione del porto.
La protesta ha avuto un impatto immediato sulla vita quotidiana dei cittadini. La linea 1 della metropolitana è rimasta chiusa, con la stazione Garibaldi completamente interdetta. Anche i collegamenti ferroviari hanno subito gravi disagi, con cancellazioni e ritardi alla stazione centrale che hanno lasciato a terra centinaia di pendolari e viaggiatori. Il corteo, composto da studenti, lavoratori, associazioni e sindacati di base, ha attraversato la città scandendo slogan contro la guerra e le politiche governative in materia di difesa. In molti hanno chiesto il blocco immediato della produzione e della vendita di armamenti, sottolineando il legame tra industria bellica e conflitti internazionali.
Momenti di tensione non sono mancati: secondo quanto riferito da alcune fonti, un gruppo di manifestanti ha tentato di bloccare le attività portuali, mentre nei giorni scorsi si erano già registrati scontri tra studenti e forze dell’ordine. In particolare, un ragazzo sarebbe stato colpito al volto da un manganello, riportando una frattura nasale con prognosi di 30 giorni. Lo sciopero generale, che ha coinvolto anche altre città italiane, a Napoli ha assunto una dimensione imponente, trasformando la mobilitazione in una vera e propria giornata di protesta cittadina. Mentre le istituzioni locali invitano alla calma, i manifestanti promettono di continuare a far sentire la propria voce finché non verranno date risposte concrete alle richieste di pace e giustizia sociale.
