Scontro dopo il referendum: accuse di politicizzazione e tensioni interne tra le correnti dell’Anm

Napoli, 24 marzo 2026 – Si accende il dibattito all’interno della magistratura dopo le polemiche seguite ai festeggiamenti per l’esito del referendum. La pubblico ministero Imparato interviene con parole nette, definendo “un danno d’immagine” i cori e le celebrazioni che hanno coinvolto alcuni magistrati, riaprendo il tema dell’opportunità di simili manifestazioni pubbliche da parte di chi esercita funzioni giudiziarie.
Al centro della critica, non solo l’episodio in sé, ma un quadro più ampio che – secondo la pm – rischia di compromettere la percezione di imparzialità della magistratura. Imparato sottolinea come atteggiamenti di questo tipo possano alimentare l’idea di una categoria “fortemente politicizzata”, influenzata da dinamiche interne alle correnti e distante dall’immagine di terzietà che dovrebbe caratterizzare l’ordine giudiziario.
Le tensioni emergono anche sul fronte del voto referendario, con prese di posizione divergenti tra i magistrati e accuse reciproche tra chi ha sostenuto il “Sì” e chi invece si è schierato per il “No”. In questo clima, il riferimento a una possibile deriva verso una “casta” organizzata in logiche di appartenenza rafforza le preoccupazioni per la credibilità dell’istituzione.
Il caso riapre così un confronto già noto all’interno dell’Associazione Nazionale Magistrati, dove il tema del rapporto tra magistratura e politica resta uno dei nodi più delicati. Sullo sfondo, la necessità – sempre più urgente – di ristabilire un equilibrio tra libertà di espressione e dovere di sobrietà, per evitare che episodi simili possano incrinare la fiducia dei cittadini nella giustizia.
