Scambio di embrioni all’ospedale San Paolo: la Procura indaga sulla fecondazione assistita

Dopo l’esposto di una coppia napoletana che ha scoperto l’assenza di legami genetici con la neonata concepita in provetta, la Procura e i NAS indagano sui protocolli del centro flegreo. L’azienda sanitaria esclude lo scambio reciproco e parla di errore d’etichettatura

Napoli, 17 agosto 2026 – Una complessa vicenda giudiziaria e umana scuote la sanità partenopea, riaccendendo il dibattito sui controlli nei laboratori di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). Al centro dell’indagine c’è il presidio ospedaliero San Paolo di Fuorigrotta, dove un presunto errore nella tracciabilità o nell’impianto degli embrioni crioconservati ha portato all’apertura di un fascicolo da parte della Magistratura.

La scoperta dopo il parto e l’esposto
I fatti traggono origine da un percorso di fecondazione assistita condotto presso la struttura sanitaria flegrea da una coppia napoletana (lui 41 anni, lei 36). A seguito della nascita della bambina, avvenuta nel giugno 2025, le prime anomalie sono emerse dalla valutazione del gruppo sanguigno della neonata, risultato incompatibile con quello di entrambi i genitori. I successivi test genetici sul DNA hanno confermato l’assenza di corrispondenza biologica sia paterna che materna. La coppia, che ha regolarmente riconosciuto e accolto la figlia, ha presentato un esposto nel luglio 2025 alla Procura di Napoli per fare luce sulle responsabilità e per capire quale sia stata la sorte dei propri cinque embrioni congelati rimasti nel laboratorio.

Gli accertamenti giudiziari e le verifiche dei NAS
Sulla base della denuncia, la Procura di Napoli (con indagini delegate ai Carabinieri del NAS) ha aperto un’inchiesta per l’ipotesi di reato di lesioni colpose. Le verifiche si concentrano sulla tracciabilità delle provette e sulla corretta compilazione dei registri di laboratorio riguardanti circa 25 coppie seguite nel medesimo arco temporale. Dalle ispezioni condotte dal Centro Nazionale Trapianti e dal Ministero della Salute sarebbero emerse criticità gestionali e formali nella catena di custodia dei dati biologici.

La replica dell’ASL Napoli 1 Centro
L’Azienda Sanitaria Locale ha precisato la propria posizione, escludendo che vi sia stato uno “scambio incrociato” o reciproco di embrioni tra diverse pazienti. La ricostruzione dell’ASL ipotizza piuttosto un errore materiale nell’identificazione o trascrizione della provetta contenente l’embrione congelato prima della fase di trasferimento.

L’Azienda, dichiarandosi parte lesa, ha ricordato di aver attivato fin da subito le procedure di sicurezza interne: segnalazione dell’evento avverso alle autorità ministeriali, sospensione cautelativa delle attività del centro di PMA e una profonda riorganizzazione delle dotazioni tecnologiche e del personale, culminata con l’acquisizione di nuovi macchinari di tracciamento avanzato prima della riapertura graduale dei servizi. L’esito delle indagini e delle perizie genetiche coordinate dalla Procura stabilirà l’esatta dinamica dell’errore e le eventuali responsabilità individuali nella gestione della filiera dei campioni.

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