“Giù le mani da San Gennaro”, Napoli si ribella al decreto Alfano

Il sindaco Luigi de Magistris è pronto a firmare il ricorso contro il decreto del ministero dell’Interno Angelino Alfano che cambia la natura laica della Deputazione della Cappella de Tesoro, facendo entrare, dopo cinque secoli, rappresentanti nominati dalla Curia. In pratica il Patrono cambierebbe domicilio e non sarebbe più napoletano tra i napoletani ma residente in Vaticano. Intanto un gruppo di fedeli prepara una manifestazione di protesta, su Facebook, al grido di “Giù le mani da San Gennaro”

mitra san gennaroNapoli, 2 marzo – “Nelle prossime ore mi impegnerò per fare i necessari passi giuridici, amministrativi e istituzionali perché non ci siano strappi, ma anche affinché si continui a lavorare per aprire una nuova fase, senza snaturare la storia che ci ha consegnato San Gennaro. La questione è giuridicamente controversa, e già ne ho parlato con il prefetto di Napoli Gerarda Pantalone, al quale ho detto di essere contrario rispetto alla strada intrapresa e indicata dal decreto del Viminale perché nella storia si è trovata una straordinaria sintesi tra il momento laico e quello religioso che viene rappresentato da San Gennaro che interpreta tutta la città, la Deputazione e la cappella”, così de Magistris ha annunciato le sue intenzioni di presentare ricorso entro il 4 del mese per opporsi in tempo utile alla decisione del ministro dell’Interno. Nelle ultime ore è filtrata anche una indiscrezione in base alla quale i membri della Deputazione avrebbero già chiesto al Presidente la firma da apporre sotto allo stesso ricorso.

Intanto la temperatura in città è elevatissima: le polemiche crescono e non casualmente sabato prossimo alle 15 attorno al Duomo ci sarà un abbraccio collettivo al Santo Patrono, evento che conta già 1300 partecipanti e 1600 “interessati” alla “mobilitazione in difesa della nostra identità”. Sono gli indignatos di San Gennaro. Bersaglio il decreto del Viminale che cambia la forma giuridica della Deputazione del Tesoro (dal ‘600 titolare delle reliquie e dell’ingente patrimonio di donazioni fatte al Patrono), consentendo l’ingresso di rappresentanti della Curia. I manifestanti (1.200 le adesioni finora annunciate su Facebook) saranno sabato pomeriggio in cattedrale.

L’appuntamento è alle 15.30, per apporre sul cancello della cappella del patrono dei fiocchi bianchi, come il fazzoletto che da secoli un componente della Deputazione sventola per annunciare la liquefazione del sangue di San Gennaro.

Il decreto cancella il diritto di patronato, ovvero il diritto della Deputazione di nominare l’abate della Cappella e i prelati. “Il cardinale vuole usare San Gennaro e quanto gli ruota attorno per le sue esigenze di comunicazione: il nostro santo è uno strumento di comunicazione fortissimo” afferma l’avvocato Imperiali. Chiara l’accusa verso Crescenzio Sepe, al quale i napoletani imputano una personalissima rivisitazione strategica di avvicinamento, culminata con il decreto firmato dal ministro dell’Interno che equipara la Deputazione alla Fabbriceri.

La deputazione racconta di tensioni crescenti, negli ultimi anni, con il cardinale Crescenzio Sepe sulla gestione del culto di San Gennaro: il delegato agli affari legali riferisce di numerosi tentativi fatti per rinnovare il vecchio statuto, risalente al 1894, assieme ai rappresentanti di Sepe. “Quando però si è arrivati alla stesura definitiva, il cardinale ha semplicemente preferito ignorare il documento perché non conteneva l’unica parte che davvero lo interessava, cioè la nomina dei suoi rappresentanti”.

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