Guerra Ucraina, De Luca: “Colpi pesanti all’economia della Campania”

Il governatore sottolinea come la guerra tra Russia e Ucraina colpirà pesantemente la Campania, soprattutto per quanto riguarda i settori energetici e alimentari. E sui profughi: “Proporremo una modifica alla legge sulle adozioni”

Noi dobbiamo fare attenzione perché avremo dei colpi pesanti per la nostra economia. Guardando alla nostra Regione, vi sono almeno tre settori a forte consumazione di energia: il settore sanitario, con gli ospedali, dove il costo dell’energia è aumentato del 30-40%; il settore ambientale, con tutti i grandi impianti di depurazione delle acque che richiedono quantitativi immensi di energia; il sistema dei trasporti, con l’aumento dei costi di gasolio e benzina. Credo che, negli ultimi mesi, l’azienda regionale di trasporti, Eav/Air, ha avuto un incremento di costi di circa due milioni di euro, solo per benzina e gasolio. Dobbiamo essere consapevoli che più la guerra si trascina, più ci saranno conseguenze economiche nei prossimi mesi”. A dirlo il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, durante il consueto monologo del venerdì in diretta social.

Ci saranno dei prezzi da pagare per quanto riguarda gli alimentari: non arriva più grano, né mais – ha proseguito De Luca –. Ci si dice, da parte degli Stati Uniti, che possono aumentare le forniture di grano statunitensi e canadesi: non so in che misura potremmo riempire i vuoti e la qualità dei prodotti che arrivano da altri continenti. Mi riferisco soprattutto agli Ogm: abbiamo normative profondamente diverse tra Europa e America per quanto riguarda i controlli genetici sui prodotti agricoli. Avremo problemi per alcune materie prime, tra cui l’argilla. Avremo problemi nel comparto del turismo, se si pensa alle presenze turistiche registrate negli anni passati, di provenienza soprattutto russa. Se non si arriva in tempi ragionevoli a un compromesso politico – ha sottolineato De Luca –, avremo conseguenze di medio e lungo periodo anche per le economie occidentali e l’economia più esposta è quella italiana, in quanto quella più dipendente da fonti di approvvigionamento estere”.

Nel corso del suo discorso il governatore ha affrontato anche il tema dei profughi ucraini, in particolare dei minori. “Molti di questi bambini che arrivano sono orfani – ha ricordato De Luca –. Noi abbiamo migliaia di famiglie, nel nostro Paese e nella nostra Regione che, da anni, si battono per poter adottare un bambino o una bambina. Vorremmo lavorare come Regione Campania per favorire le adozioni di bambini orfani da parte delle nostre famiglie. Il percorso di adozione è di una complessità inimmaginabile: ci vogliono anni e anni. Vorremmo proporre anche una modifica legislativa che consenta di adottare bambine e bambini orfani in quattro mesi. Stiamo lavorando per avanzare questa proposta al Parlamento nazionale. È chiaro che ci sono dei passaggi indispensabili e ineliminabili dal punto di vista psicologico e della giustizia minorile. Ma tutto il resto, soprattutto per quanto riguarda il carico burocratico e i tempi biblici, cerchiamo di eliminarlo, quando parliamo di minori che provengono da Paesi in guerra: più passano i mesi, più sono esposti a pericoli drammatici che neanche voglio ricordare”.

Per quanto riguarda invece l’andamento della guerra, De Luca ha dichiarato di avere la sensazione “che si sia perso tempo”. “Avremmo dovuto raggiungere in Ucraina un compromesso: una soluzione dei problemi sei, cinque, quattro mesi fa. Sento parlare, oggi, che è tutto sommato tra le cose accettabili una condizione di neutralità dell’Ucraina e di autonomia delle due repubbliche del Donbass. C’erano, probabilmente, le condizioni per evitare l’esplosione di questa tragedia. Oggi, purtroppo, no. Credo che decideranno le armi, quello che succede nel confitto militare”, ha affermato il governatore.

“Per quello che mi è dato di capire – ha proseguito –, tutte le alternative che si presentano davanti a noi sono ugualmente drammatiche: non usciranno vincitori da questa guerra. Usciranno dal punto di vista politico e istituzionale le stesse situazioni che troveremo quando le armi sospenderanno le loro attività, e cioè le macerie, un Paese distrutto”. “Vince questa guerra la Russia? Non è possibile, perché la guerra preventiva di Putin non può essere vittoriosa. Non vi si può trovare pace e democrazia dietro una guerra preventiva, troviamo la distruzione dei Paesi e la diffusione del terrorismo. Quindi, la Russia non può vincere perché significherebbe ratificare il diritto di distruggere un Paese e un popolo. E significherebbe anche alimentare altre spinte imperialistiche che sono presenti in Russia. C’è un’altra alternativa: la Russia perde la guerra. Anche questa possibilità diventa complicata da pensare e realizzare. Il popolo ucraino ha dimostrato una resistenza eroica, consentita, a dire la verità, anche da una dotazione di armi straordinaria che ha ricevuto già da un anno: questo ha dichiarato Biden. La Russia può essere sconfitta: è una delle prospettive. Io credo che la sconfitta della Russia porterebbe, sempre ragionando in maniera teorica, una situazione tutt’altro che di pace: la sua umiliazione sarebbe inaccettabile, non solo per Putin, ma per tutti i Russi. Significherebbe la cancellazione della Russia dalla scena politica mondiale”.

“La sconfitta della Russia, nello specifico, potrebbe portare a due conseguenze drammatiche”, è la teoria di De Luca. “Di fronte alla prospettiva della disfatta militare, non esiterebbe a utilizzare armi di distruzioni di massa, chimiche o nucleari. Sono cose che, fino a qualche settimana fa, erano impensabili. Oggi, diventano possibilità reali. Se si iniziano a utilizzare le bombe atomiche, in Europa, siano pure tattiche, non si sa dove si va a finire. Secondo motivo non tranquillizzante è quel che succede nella Russia: un Paese sterminato e, in tutta la fascia meridionale, quella del Caucaso e quella asiatica, abbiamo situazioni di una complessità enorme da un punto di vista dei nazionalismi e religioso. La sconfitta sul campo potrebbe significare la disgregazione e balcanizzazione della Russia. In piccolo, è già successo in Libia, in Iraq: chi mantiene in piedi Paesi contraddistinti da una tale complessità?”.

Pertanto secondo De Luca “noi, in queste condizioni, possiamo esprimere soltanto solidarietà, aiutare i profughi, fare in modo che le decisioni intraprese dall’Occidente in termini militari e di sanzioni abbiano, tuttavia, un obiettivo: perché, se tutte queste misure rimangono isolate e prive di senso futuro, noi non avremo la pace come risultato. Quindi, bisogna utilizzare tutte le pressioni messe in campo e la straordinaria resistenza del popolo ucraino al fine di aprire un dialogo per il compromesso politico”.

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