Sanità campana, De Luca sul sovraffollamento del Pronto soccorso al Cardarelli: “Immagini che fanno male”

Il governatore tranquillizza: “Stiamo lavorando in queste ore per risolvere questa emergenza”. E sulla guerra in Ucraina: “Calvario che nasconde giochi politici. Tante cose che non tornano e maledette mistificazioni intollerabili”.

“In queste ore e in questi giorni abbiamo avuto una vicenda particolarmente delicata che riguarda il pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli, che è obiettivamente grave, non c’è da cancellare le realtà amare quando ci sono. Bisogna solo fare uno sforzo per spiegare quello che è accaduto. Stiamo lavorando in queste ore per risolvere questa emergenza e per cancellare quelle immagini che ci fanno male”. A dirlo il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, nel corso della consueta diretta del venerdì sui social, in merito al sovraffollamento di questi giorni del Pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli (vai all’articolo).

“Ho sentito cose stravaganti, come ad esempio la chiusura dei pronto soccorso a Napoli. Noi a Napoli i pronto soccorso li abbiamo aperti: quello dell’ospedale del Mare, quello del Cto, che era chiuso, e resta aperto quello del Pellegrini. Sono stati chiusi alcuni pronto soccorso, come il San Giovanni Bosco ed il Loreto Mare, perché avevamo una valanga di malati Covid che dovevamo accogliere da qualche parte. Anche al Cardarelli sono stati sacrificati una serie di reparti e posti letto per accogliere pazienti Covid. Noi dobbiamo riprendere alcuni posti letto destinati al Covid perché c’è stata una riduzione, ma attenzione, abbiamo ancora 700 ricoverati Covid, non è cancellato il problema. Dobbiamo gestire anche questo aspetto con una qualche prudenza. Dobbiamo recuperarli al Cardarelli e dare una mano al Cardarelli. Questo non è stato fatto a sufficienza in alcuni ospedali di Napoli. C’è stato un ritardo che va recuperato immediatamente”, ha aggiunto De Luca.

Cercheremo di riaprire in tempi rapidi il San Giovanni Bosco. Stiamo lavorando in queste ore affinché altri ospedali si prendano pazienti per liberare posti letto al Cardarelli. Da questo punto di vista non tutti gli ospedali hanno mostrato la sensibilità necessaria, nonostante – ha sottolineato De Luca – siano due settimane che stiamo chiedendo ad altri ospedali di essere sensibili e di non avere chiusure particolaristiche. Vediamo se riusciamo a strappare la sensibilità necessaria. In ogni caso il problema c’è e lo risolveremo il prima possibile, perché non possiamo tollerare quelle immagini. E apriremo anche su questo un contenzioso con il governo nazionale ed il ministero della Salute in relazione al personale, soprattutto quello nostro che, lo ripeto, è sottodimensionato di almeno 10mila unità”.

Secondo il governatore c’è un’emergenza nazionale legata ai Pronto soccorso: “Dobbiamo spiegare a tutti quanti che il problema Cardarelli, è un problema che riguarda l’Italia intera e che riguarda due volte la Regione Campania. Riguarda l’Italia intera perché in tutto il Paese non vi sono medici per i pronto soccorso. Si stanno facendo, anche in Campania, concorsi per l’emergenza, ma i medici non partecipano. Quindi c’è un problema a carattere nazionale che riguarda questa specificità, i medici dell’emergenza e senza un incentivo economico diverso credo che avremo sempre meno disponibilità dei medici di andare nei pronto soccorso, in tutte le città italiane”.

“C’è poi un problema che riguarda il personale sanitario in generale – ha proseguito –, con il blocco delle spese per il personale al livello del 2004. Sarebbe ora che il Ministero della Salute si convincesse che non possiamo avere la spesa per il personale bloccata al livello del 2004. Questo ha generato una ulteriore sperequazione tra Nord e Sud. La Campania deve gestire il suo sistema sanitario con oltre 10mila dipendenti. Tra il 2000 e il 2018 – ha concluso De Luca – la Campania ha ridotto la spesa per il personale sanitario, mentre altre regioni hanno incentivato, fino ad oltre 1 miliardo, questa spesa. Questo è un problema che va affrontato”.

Sulla guerra in Ucraina, De Luca è tornato a chiedere una soluzione diplomatica e a mettere in guardia l’Italia e altri Paesi occidentali sulla ricadute economiche. “Le due cose che rimangono oggettive sono il bagno di sangue che continua e le ricadute economiche pesanti che già abbiamo ma che avremo in maniera molto più pesante tra qualche mese in relazione alle forniture energetiche. Abbiamo avuto un convegno con gli operatori della logistica e dell’energia e abbiamo verificato che prima di 3 anni in Italia non avremo nessuna autonomia energetica. L’Italia sta andando in giro per il mondo ad ampliare le forniture ma nella migliore dell’ipotesi parliamo di 5 miliardi di metri cubi. Pensate che noi ne acquistiamo 30 miliardi dalla Russia e prima di 3 anni non avremo nemmeno una relativa autonomia. Stiamo andando verso uno scenario estremamente preoccupante”, ha spiegato il governatore.

Quanto alla riduzione del Prodotto Interno Lordo: “Ci sono elementi preoccupanti anche relativamente alle tendenze economiche dei Paesi occidentali. Il ministro Franco ha dichiarato che già nel primo semestre del 2022 avremo una riduzione del PIL italiano di 1 punto e mezzo. La Germania va verso una riduzione, gli Stati Uniti l’hanno già avuta maggiore dell’1%. Rischiamo di avere nei prossimi mesi questa situazione: il PIL non cresce quindi non crescono l’economia e il lavoro, contemporaneamente aumenta l’inflazione cioè si riduce il potere di acquisto degli stipendi, abbiamo meno soldi nelle buste paga. C’è già oggi un aumento del costo della vita ma se andiamo ad una drammatizzazione delle forniture energetiche l’inflazione galopperà. Già ora siamo sopra il 6%, se continuiamo così avremo una riduzione davvero pesante del potere d’acquisto di salari e stipendi. Questa è la prospettiva che abbiamo di fronte. Questo è lo scenario che la guerra offre ai nostri Paesi, ai nostri lavoratori, alle nostre famiglie”.

In questa settimana ho ascoltato una sola voce di ragione e di umanità, quella di Papa Francesco. Ha posto la domanda che ho posto io qualche settimana fa: che cosa è cambiato sulla scena del mondo negli ultimi 10 mesi? L’estate scorsa non si sapeva neanche dove fosse l’Ucraina, l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale era tutta concentrata sull’Afghanistan e sulla fuga degli occidentali da Kabul. La notizia era che gli americani se ne scappavano e le mamme a Kabul lanciavano i propri bambini oltre la recinzione dell’aeroporto per metterli in salvo. Si parlava della preoccupazione per l’arrivo a Kabul dei talebani, dei guerriglieri, dell’Isis. C’era un governo fantoccio messo su dagli Stati Uniti che – ha sottolineato De Luca – non ha retto nemmeno 24 ore, si è sciolto senza nemmeno un colpo di fucile a conferma del fatto che era una pura invenzione. Di tutto si parlava meno che dell’Ucraina. Non erano alle porte né le invasioni né ragionamenti sulla geopolitica. L’unica novità che è intervenuta a partire da settembre è stata la richiesta dell’Ucraina di entrare nella Nato e la risposta data dai paesi occidentali di piena disponibilità”.

Quella in Ucraina è una guerra che pone molti interrogativi anche a De Luca, caratterizzata da una narrazione che finora è stata ampiamente viziata dalla propaganda. “E’ stato un pretesto per la Russia ma anche l’unica novità intervenuta in questi ultimi 10 mesi. La guerra è scoppiata per responsabilità della Russia ma anche per la totale mancanza di iniziativa politica dell’Europa per evitarla. Devo anche dirvi che l’unico risultato di questa guerra per ora è la strage delle popolazioni civili. Una cosa che, tranne che alla sensibilità del Papa, non sembra importare a nessuno. I calcoli che si stanno facendo sono di tutta altra natura. Ci sono cose che io faccio fatica anche a capire. Siamo assistendo all’agonia dell’acciaieria di Mariupol. Io faccio fatica a seguire questa vicenda. Noi ne abbiamo una a Taranto ma quella di Mariupol sarà il doppio o il triplo. A Taranto basta un’interruzione di corrente elettrica per paralizzare tutto. A Mariupol dopo due mesi di bombardamento a tappeto sembra che non succeda mai niente. Faccio fatica a capire il fatto che sono usciti da quella acciaieria tra i 300 e i 500 civili. Ho visto i pullman della croce rossa delle Nazioni Unite trasportarne centinaia. Poi sento dopo 2 giorni che lì ci sono ancora 150 bambini. Allora mi domando: ma non era doveroso far uscire prima i bambini?” Non capisco come si possano fare trasmissioni da sotterranei blindati che, come ci è stato raccontato, avranno uno spessore di cemento armato. Però le trasmissioni sono di una resa perfetta dai sotterranei. Se andiamo con un cellulare in un seminterrato non abbiamo la linea, non riusciamo a trasmettere. Ci sono delle cose che mi sembrano strane ma ho rinunciato a capire”.

In questa vicenda ci sono tante cose che non tornano e maledette mistificazioni intollerabili. La tragedia è che ci sarà un bagno di sangue e noi non possiamo fare altro che assistere a questa strage avendo ormai tutti la convinzione che dietro questo calvario ci sono altri giochi politici di potere, di confronto militare, strategie militari, egemonia. C’è da stare male ma – conclude De Luca – non c’è nulla di chiaro e nulla di razionale in quello che sta succedendo. Io continuo a non capire quale sia l’obiettivo che ha l’Occidente. Vedo solo una prospettiva di tragedia”.

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