Sanità Campania, ricorso al Tar contro il silenzio-inadempimento sul riparto del fondo sanitario nazionale

La Regione chiede che se i ministeri della Salute e dell’Economia continuino a non applicare la legge siano sostituiti da un commissario ad acta

La Regione Campania ricorre dinanzi al Tar Lazio contro il ministero della salute e il ministero dell’Economia perché vengano applicati i criteri di “età anagrafica, aspettativa di vita, deprivazione sociale” nel riparto del fondo sanitario nazionale. Il governatore De Luca ha anticipato il contenuto del ricorso al Tar nel corso dei lavori di un congresso a Napoli per la presentazione dei risultati del laboratorio Health Care, in collaborazione tra Federico II e Regione, dai quali è emerso che gli ammalati cronici in Campania sono il 38% della popolazione, quota che raddoppia dopo i 65 anni, a fronte di percentuali molto più contenute al Nord. “C’è un blocco politico e di interessi – ha detto De Luca – formato da Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna che nessuno ha il coraggio di affrontare per riequilibrare i criteri del fondo di riparto. Difficile stringere anche un’alleanza con le Regioni del Sud, per interessi e circostanze differenti: solo la Sicilia, con la Campania, subisce penalizzazioni così pesanti. Ed ora che il laboratorio Health Care consegna anche un dato allarmante sugli ammalati cronici in Campania, non possiamo continuare a sottostare a questi ricatti”.

L’Avvocatura della Regione ricorre al Tar “per l’accertamento e la declaratoria dell’illegittimità del silenzio-inadempimento serbato dalle amministrazioni intimate”, vale a dire i ministeri di Salute ed Economia. Se i ministeri non applicheranno la legge si chiede che vengano sostituiti da un commissario ad acta. “Nonostante le citate disposizioni di legge che attribuiscono il compito (e quindi un obbligo, non la mera facoltà) di determinarsi d’intesa nella elaborazione dei nuovi pesi, sulla base dei parametri indicati dalla norma, e di approvarli, previa acquisizione dell’intesa, i ministeri sono infatti rimasti del tutto inerti, senza neppure avviare il relativo procedimento”, contesta la Regione. Ad oggi infatti, i due ministeri, ”continuano con la loro condotta omissiva ad arrecare un gravissimo danno ai cittadini della Campania (ma non solo), tenuto conto che, per effetto del metodo sinora seguito al fine del riparto, alla Regione Campania è stata attribuita la più bassa quota pro capite di fondo sanitario, con un importo per ciascun cittadino campano pari in media a 45 euro in meno rispetto alla quota pro capite nazionale, a discapito della qualità e della quantità dei servizi erogabili alla cittadinanza, pure a fronte di condizioni socioeconomiche oggettivamente e gravemente svantaggiate”.

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