Il campus della Università degli Studi di Napoli Federico II celebra il decennale: ricerca, Academy e tecnologie avanzate in un modello di rigenerazione urbana riconosciuto in Europa

Napoli, 21 marzo 2026 – Dieci anni fa la rinascita di un’area simbolo della deindustrializzazione, oggi un hub d’eccellenza per ricerca e formazione. Il Polo universitario di San Giovanni a Teduccio della Università degli Studi di Napoli Federico II ha celebrato il suo decimo anniversario con una giornata di apertura straordinaria al pubblico, nell’ambito di “Università Svelate”, l’iniziativa nazionale promossa dalla CRUI.
Nato nel 2016 negli spazi dell’ex conservificio Cirio con l’insediamento del CESMA, il Polo si è progressivamente trasformato in un ecosistema integrato di innovazione. Oggi ospita circa 60 laboratori attivi, impegnati in ambiti strategici che vanno dall’intelligenza artificiale alla meccatronica, fino ai sistemi quantistici e alle tecnologie aeronautiche. Tra le infrastrutture più avanzate figurano un computer quantistico di livello internazionale e un supercomputer nazionale, potenziati grazie ai fondi del PNRR. La giornata celebrativa ha coinvolto studenti, cittadini e ricercatori con oltre sessanta iniziative tra laboratori aperti, visite guidate e momenti di confronto sul rapporto tra università e territorio. Protagoniste anche le Academy presenti nel campus, realizzate in collaborazione con grandi aziende come Apple e Cisco, che rappresentano un ponte concreto tra formazione e mondo del lavoro.
Nel videomessaggio inaugurale, il rettore Matteo Lorito ha sottolineato il valore simbolico del progetto: una “fabbrica del sapere” in cui ogni giorno circa cinquemila studenti lavorano a stretto contatto con imprese e ricercatori. Un modello che, ha evidenziato, è ormai riconosciuto anche a livello europeo. Il Polo rappresenta oggi una best practice di rigenerazione urbana, capace di restituire prospettive a un quartiere segnato dal declino industriale. Un risultato reso possibile anche grazie ai fondi della Regione Campania, che hanno sostenuto un progetto capace di coniugare memoria storica, innovazione e sviluppo economico. Nei capannoni dove un tempo si lavorava il pomodoro, oggi nascono idee, tecnologie e opportunità: un cambiamento profondo che racconta, in scala, la trasformazione di un intero territorio.