Dalle aule del Caro, Sannazaro e Mercalli alla piazza: i giovani chiedono diritti, edilizia sicura e dignità per l’istruzione pubblica

Napoli, 14 ottobre 2026 – L’autunno scolastico partenopeo si accende di passione, partecipazione e aperto dibattito. Fin dalle prime settimane di ottobre, partendo dall’iniziativa del liceo Tito Lucrezio Caro di Posillipo, la protesta si è estesa rapidamente ai principali istituti storici e tecnici della città, tra cui il Sannazaro, il Mercalli, l’Umberto, il Genovesi, l’Alberti, il Serra, il Mazzini e il Margherita di Savoia.
I cancelli sbarrati e gli striscioni calati dai balconi degli edifici rappresentano l’espressione visibile di un disagio profondo e maturato negli anni. Le motivazioni sollevate dai collettivi studenteschi mettono in primo piano l’urgenza di interventi strutturali su un’edilizia scolastica spesso carente, rivendicando ambienti sicuri, palestre agibili e spazi di aggregazione idonei. A questo si affianca una forte difesa del diritto allo studio e dell’inclusione, sostenendo una scuola aperta e contraria a norme o barriere che rischiano di accentuare le disuguaglianze anziché favorire la crescita collettiva. Infine, emerge una critica chiara verso la ripartizione delle risorse pubbliche, con la richiesta di dare priorità agli investimenti nell’istruzione, nella sanità e nel welfare anziché al settore militare.
L’ondata di mobilitazione napoletana va oltre la dimensione dei singoli istituti autogestiti, saldandosi con i movimenti giovanili nazionali e internazionali sui temi del clima, del diritto all’abitare e delle garanzie per il futuro. Napoli conferma così il ruolo centrale delle sue nuove generazioni, capaci di trasformare gli istituti scolastici in luoghi attivi di confronto democratico e di lanciare un segnale forte alle istituzioni per rimettere la scuola al centro dell’agenda pubblica.
