Uno studio di Legambiente Campania mette in luce come le periferie più svantaggiate scottano con temperature al suolo fino a 44,6 °C — mentre le colline restano rifugi freschi

Napoli, 8 agosto 2025 – L’ultimo report di Legambiente Campania, realizzato nell’ambito della campagna “Che caldo che fa! Contro la cooling poverty”, rivela una verità pesante: nella Napoli estiva, il caldo non colpisce tutti allo stesso modo. Le zone urbane più marginali e densamente edificate si trasformano in vere e proprie padelle, con superfici al suolo che, ben più del calore dell’aria, rivelano l’intensità del fenomeno.
Secondo l’analisi di immagini satellitari (Landsat 8 e 9) dal 2014 al 2024, le aree più calde si estendono a oriente: Vicaria sfiora i 44,6 °C, Secondigliano supera i 43,8 °C, mentre Ponticelli, San Giovanni a Teduccio, Poggioreale e Scampia superano costantemente i 42 °C. In netto contrasto, i quartieri collinari — come Posillipo, Camaldoli, Capodimonte, Colli Aminei, oltre a Chiaiano, Arenella e Pianura — restituiscono temperature al suolo inferiori ai 37,5 °C. L’effetto è dovuto a maggior ventilazione, altitudine e copertura vegetale. La ricerca mostra chiaramente l’effetto di “isola di calore”: aree impermeabilizzate, costruzioni fittamente aggregate, e scarsa presenza di verde favoriscono un surriscaldamento estremo. La conformazione urbana e la scarsa ventilazione amplificano il problema nei quartieri più bassi e industriali.
Il prezzo sociale del caldo – Legambiente sottolinea la linea diretta tra condizioni climatologiche e condizioni economiche: i quartieri più colpiti dal forte calore — come Secondigliano, Scampia e San Giovanni a Teduccio — vantano redditi medi sotto i 19.000 € annui. Le aree più ventilate e verdi, come Posillipo o Chiaia, invece superano i 48.000 € all’anno, ampliando quella che Mariateresa Imparato definisce una vera “ingiustizia climatica”.
“Il cambiamento climatico non è più qualcosa che riguarda il futuro: è un’emergenza già attuale, che colpisce soprattutto chi ha minori difese sociali”, denuncia la presidente di Legambiente Campania, Mariateresa Imparato. L’associazione chiede interventi urgenti: più alberi nelle periferie, superfici meno impermeabili, creazione di “rifugi climatici” e mappature che tengano conto anche delle disuguaglianze socioeconomiche.
