Approvato con voto di fiducia il provvedimento che introduce tre nuovi reati sulla gestione dei rifiuti e istituisce un Commissario unico per la bonifica con fondi straordinari
Roma, 25 settembre 2025 – Con 91 voti favorevoli e 55 contrari, il Senato ha dato il primo via libera, con voto di fiducia, al decreto “Terre dei Fuochi”. Il provvedimento, varato dal Consiglio dei ministri lo scorso 30 luglio, modifica il codice dell’ambiente introducendo nuove fattispecie di reato per contrastare l’emergenza rifiuti nelle aree più colpite del Paese.
Le misure si concentrano in particolare su un’area di oltre 1.000 chilometri quadrati tra le province di Napoli e Caserta, tristemente nota per discariche abusive e incendi dolosi di rifiuti tossici. Vengono introdotti tre reati specifici: l’abbandono di rifiuti non pericolosi, l’abbandono di rifiuti non pericolosi in circostanze aggravate e il delitto di abbandono di rifiuti pericolosi.
Il decreto prevede anche l’arresto in flagranza differita per i reati ambientali più gravi, come il disastro ambientale e il traffico illecito di rifiuti. Le pene vengono irrigidite con sanzioni accessorie, tra cui la sospensione della patente per gli autisti coinvolti, il fermo dei mezzi e l’esclusione dall’Albo dei gestori ambientali per le imprese fuorilegge.
Tra le novità più rilevanti vi è l’istituzione del Dipartimento per il Sud e di un Commissario unico per la bonifica, che avrà poteri straordinari per la rimozione e lo smaltimento dei rifiuti e per la rigenerazione dei terreni contaminati. Il nuovo organismo, che subentrerà alla soppressa Struttura di missione ZES, potrà contare su un budget iniziale di circa 800 mila euro nel 2025, destinato a salire fino a 8 milioni annui dal 2026.
Un fondo speciale di 15 milioni di euro sarà invece dedicato agli interventi di bonifica già a partire dal 2025, con possibilità di rivalersi sui responsabili per recuperare le spese sostenute. Infine, il decreto introduce anche misure urgenti di assistenza alle popolazioni colpite da eventi calamitosi, rafforzando così la risposta istituzionale a un’emergenza che da anni mina salute e territorio nel Mezzogiorno.

