Gli inquirenti passano al setaccio incarichi e benefit assegnati al Massimo partenopeo; al centro dell’attenzione due nomine e la creazione di figure dirigenziali non previste dallo statuto. Nel frattempo si intensificano i contenziosi giudiziari e l’attenzione della Corte dei conti

Napoli, 27 settembre 2025 – Il prestigioso Teatro di San Carlo di Napoli — il più antico teatro d’opera ancora in attività al mondo — è da giorni al centro di una nuova vicenda giudiziaria: la Procura di Napoli ha aperto un fascicolo nel quale ipotizza il reato di peculato, concentrando l’attenzione sugli incarichi e sulle nomine disposte durante il periodo della pandemia. La cronaca segnala che, nello specifico, sono finite nel mirino dei magistrati due nomine ritenute anomale rispetto allo statuto della Fondazione. Secondo quanto ricostruito finora, le indagini non si limiterebbero a valutare la legittimità delle nomine, ma esaminerebbero anche la compatibilità di alcuni incarichi e benefit con le norme che regolano le fondazioni liriche, con ipotesi che riguardano un uso non corretto di risorse pubbliche e l’istituzione di figure dirigenziali “non previste” dallo statuto. Da qui l’intervento della Procura e della Corte dei conti.
Il contesto politico e amministrativo rende la vicenda particolarmente complessa: la nomina del nuovo sovrintendente è già stata oggetto di ricorsi e polemiche nei mesi scorsi, con il sindaco e presidente della Fondazione che ha espresso riserve e con diversi passaggi giudiziari civili in corso. In particolare, la posizione di alcuni dirigenti e la procedura seguita per la loro nomina erano già state chiamate in causa davanti al giudice civile in passaggi recenti.
Le reazioni della comunità teatrale e della città non si sono fatte attendere: musicisti, lavoratori e parte del mondo culturale hanno manifestato preoccupazione per la gestione dell’istituzione e, in alcuni casi, hanno invocato maggiore trasparenza e tutele per l’autonomia artistica. Parallelamente, la vicenda ha alimentato scontri politici fra amministrazioni locali e rappresentanti regionali, con accuse incrociate che complicano ulteriormente il quadro pubblico.
Dal punto di vista procedurale, l’apertura del fascicolo per peculato non equivale a una sentenza: si tratta di una fase investigativa in cui i pm raccolgono elementi, acquisiscono documentazione contabile e amministrativa e, se necessario, sentono persone informate sui fatti. La presenza della Corte dei conti indica inoltre un possibile controllo sulla regolarità della spesa pubblica e sull’eventuale danno erariale. È dunque probabile che le verifiche non si esauriscano in pochi giorni e che i prossimi passaggi prevedano acquisizioni di atti, convocazioni e (eventuali) richieste di approfondimento anche da parte di organi civili e amministrativi.
Cosa resta da chiarire: i magistrati dovranno stabilire se le nomine contestate siano state adottate in violazione di regole statutarie o normative e se da tali scelte siano derivate utilità personali o danni per la Fondazione/erario. Parallelamente, i tribunali civili stanno già esaminando alcune impugnative legate al procedimento di nomina del sovrintendente, che potrebbero influire sulla legittimità degli atti amministrativi contestati. La vicenda del San Carlo è destinata a rimanere sotto osservazione: dalla verifica delle nomine e degli incarichi emergeranno elementi decisivi per comprendere se si sia trattato di errori procedurali, di pratiche contestabili o di illeciti. Nel frattempo la città e il mondo della cultura chiedono chiarezza e tutela per un patrimonio artistico che rappresenta Napoli nel mondo.